Testo Carlo Brema / Foto Ford Motor Company
Chi non ha mai desiderato sentirsi un vero pilota? Nell’immaginario collettivo, le homologation special hanno sempre goduto di un’aura unica e sono state capaci di farci sentire speciali ogni volta che richiudevamo la portiera e il nostro sguardo puntava verso l’orizzonte. In quel decennio che ha scavalcato gli 80 e primi 90 abbiamo assistito alla nascita di modelli che nel preciso istante in cui hanno visto la luce hanno cementato il proprio nome e la propria immagine nel cuore degli appassionati. Lancia, Toyota, Subaru e Mitsubishi sono state capaci di riflettere gli sforzi dei propri ingegneri vincendo ed entrando nella storia del motorsport, ma il gradino più alto del podio non è l’unica via per la beatitudine e la Ford Escort Cosworth ne è un esempio.


Prodotta a partire da inizio 1992 e basata sull’insospettabile berlina compatta per famiglie, la Escort RS Cosworth proseguiva quanto precedentemente introdotto dalla Sierra Cosworth, rendendo tutto ancora più vistoso grazie ad una carrozzeria che si poneva dal versante opposto della sobrietà. La prova del tempo, che in molti casi tende ad attenuare certe impressioni, oggi non fa altro che enfatizzare quel look anticonformistico che imprime nella “Cossie” tutta la devozione per una filosofia ormai lontana dai canoni contemporanei. Questa è un’auto da corsa omologata per uso su strada e non cerca di nasconderlo in nessun modo.

Al suo cospetto non si può tergiversare più di tanto ed è quindi giusto focalizzare l’attenzione sul tratto estetico più distintivo, ovvero l’enorme ala al posteriore. In realtà si tratta di un doppio spoiler con tanto di supporto centrale e sebbene molti specifichino che in realtà l’idea del suo creatore – tal Frank Stephenson – era quella di avere tre livelli, la vettura disegnata da Ian Callum era già abbastanza vistosa così. Parafanghi allargati all’inverosimile, prese d’aria sul cofano motore e cerchi maggiorati, magari verniciati di bianco così da accentuare l’immagine da rally car per il casa-lavoro.
La Escort RS Cosworth, come è giusto che fosse trattandosi di un’auto principalmente nata per il suo impiego nel mondo dei rally – più nello specifico nel Gruppo A – non era però soltanto spoiler e fuochi d’artificio. Il motore, lo stesso già visto sulla mitica Sierra Cosworth, un 4 cilindri in linea da 2-litri e 220 cavalli era provvisto di una generosa turbina Garrett, che con l’aggiornamento del ’94 e il passaggio alla T25 rese la RS nettamente più pronta ai bassi regimi. L’immancabile turbo lag di quegli anni rimaneva evidente, ma una volta raggiunta la soglia dei 3.500 giri venivi premuto ai sedili sportivi e lanciato verso le curve come partito da una gigantesca fionda.

Il motore borbotta e il cambio manuale a 5 rapporti è il tramite definitivo con una trazione integrale geniale, la quale premiando la distribuzione della coppia motrice sull’asse posteriore garantiva un comportamento preciso tra le curve, azzerando il sottosterzo anche quando si mettevano le mani sotto al cofano, così da spremere ancora più potenza da un propulsore che adorava essere spinto oltre i limiti. Con una trazione al 66% sull’asse dietro, la Escort Cosworth si dimostrava tanto aggressiva quanto divertente, facendo perdonare che in abitacolo non ci fossero sostanziali differenze rispetto ad una qualsiasi Escort.

Personalmente ho sempre avuto un debole per le cosiddette “pinnone” di casa Ford. La Sierra prima e la Escort dopo hanno consacrato quanto fosse indispensabile strillare al mondo la propria devozione per la velocità. Per un appassionato di guida, dettagli come la doppia ala della Cossie bastava a rappresentare un approccio verso i motori unico e indissolubile, un qualcosa che il tempo non avrebbe fatto altro che accentuare, soprattutto visto un continuo addomesticamento universale. Gli anni 90 erano ancora il periodo in cui non si badava a cosa pensasse il vicino di casa, ti interessava soltanto fargli sentire il baccano che un’auto da rally avrebbe scatenato di prima mattina, dato che avevi la fortuna di sentirti un Delecour della Brianza senza per questo indossare tuta e casco.


Se a livello di immagine la Escort Cosworth ha resistito alla grande, in quanto a dinamica di guida non resta indietro e salendo a bordo di un esemplare meccanicamente in ordine capirete cosa intendo. Il 2-litri spinge forte e il tempo che si impiega per far sì che la lancetta del contagiri superi i 3.250/3.500 giri non fa altro che aumentare il piacere nel preciso istante in cui si oltrepassa la soglia di coppia. Mantenendosi al regime ideale si percepisce un’elasticità sorprendente, una trazione devastante e il fatto di tenere giù il gas sino a 6.500 non fa altro che amplificare il coinvolgimento al volante. Questa è una di quelle sportive che nonostante mettesse in gioco numeri notevoli in termini prestazionali faceva del suo meglio in quanto a emozioni e reattività nei feedback trasmessi al guidatore. 6,1 secondi per lo 0-100 km/h e top speed di quasi 230 orari. So cosa state pensando e concordiamo sul fatto che non le rendano giustizia.

È la violenza nei repentini cambi di direzione, la forza con cui vieni premuto a terra nelle curve veloci da quell’enorme tripudio aerodinamico sempre lì a fare capolino nello specchietto retrovisore, quasi come se fossi costantemente seguito da qualcuno che ti incita ad affondare il gas e non mollarlo nemmeno quando entri in curva, ben più veloce di quanto pensassi possibile. Incontrarne una su strada 30 anni fa era come avvistare un’astronave venuta dal futuro, ma farlo oggi è ancora più incredibile perché resta un oggetto fuori dal tempo come allora, con la differenza che adesso è anche lontana anni luce dalla concezione di sportiva, di automobile, di oggetto del desiderio. La Ford Escort RS Cosworth trova massima espressione nella sua esagerazione stilistica. Poi giri la chiave e ti rendi conto che i fuochi d’artificio sono la diretta conseguenza di un’auto destinata all’immortalità.
