Anno 1986: Shelby Omni GLH-S. Non è il titolo di un film d’azione con Kurt Russell nei panni di Jena Plissken, ma poco ci manca. Già, perché auto come questa sono l’apoteosi dei bei tempi andati. Di quegli anni di eccessi in cui fare il passo più lungo della gamba non era altro che un modo come un altro per dire “Hey ci sono anche io!”. La Omni GLH-S ne è un esempio, una compatta dal propulsore generoso, una spiccata inclinazione alle alte prestazioni e tanta voglia di finire gli pneumatici prima ancora che abbiate finito di leggere la frase.
Nata dalla collaborazione tra Carroll Shelby e il gruppo Chrysler, questa vettura deriva direttamente dalla Dodge Omni GLH Turbo, ma viene profondamente rielaborata con l’obiettivo di massimizzare le prestazioni mantenendo invariata la struttura di base della piattaforma L-body a trazione anteriore. La produzione fu limitata a circa 500 esemplari, un dato che riflette la natura specialistica dell’operazione.

Il punto di partenza tecnico è un telaio compatto con schema sospensivo anteriore MacPherson e ponte posteriore a ruote interconnesse, una configurazione semplice ma leggera. Il peso complessivo si colloca attorno ai 1.150 kg, valore contenuto che costituisce uno dei principali fattori alla base delle prestazioni della GLH-S. Shelby intervenne senza modificare radicalmente l’architettura, ma ottimizzando parametri chiave come rigidezze elastiche e smorzamento. L’adozione di ammortizzatori regolabili Koni e di molle più rigide consentiva di incrementare il controllo dei movimenti di cassa, riducendo rollio e beccheggio rispetto alla versione standard. L’assetto risultava quindi più reattivo nei trasferimenti di carico, pur mantenendo una certa tolleranza nell’uso stradale. Molto interessante, vero?

A spingere la GLH-S è il quattro cilindri in linea di 2.2 litri con distribuzione monoalbero in testa e due valvole per cilindro. L’elemento determinante è la sovralimentazione mediante turbocompressore Garrett, abbinata a un intercooler aria-aria che distingue questa versione dalla precedente GLH Turbo. L’incremento della pressione di sovralimentazione, insieme a una gestione elettronica specifica dell’iniezione, porta la potenza massima a circa 175 cv, con una coppia prossima ai 237 Nm. Per una vettura compatta a trazione anteriore della metà degli anni 80, questi valori rappresentano un livello prestazionale notevole.

L’erogazione è caratterizzata da una risposta tipica dei turbo dell’epoca: una certa inerzia ai bassi regimi seguita da un marcato incremento della spinta quando la turbina entra in piena efficienza. Tuttavia, l’intercooler contribuisce a stabilizzare le temperature dell’aria aspirata, migliorando l’affidabilità e consentendo una maggiore costanza di rendimento sotto carico. Il risultato è un rapporto peso/potenza competitivo, che si traduce in un’accelerazione da 0 a 60 miglia orarie nell’ordine dei 6 secondi e mezzo, con una velocità massima superiore ai 200 km/h.

La trasmissione manuale a 5 rapporti, scelta obbligata per contenere massa, è accoppiata alla sola trazione anteriore. L’assenza di un differenziale autobloccante meccanico impone una gestione attenta della coppia in uscita di curva, poiché la coppia elevata può generare pattinamento e sottosterzo di potenza. Nonostante ciò, l’accoppiata telaio-sospensioni riesce a mantenere un comportamento prevedibile. La carreggiata relativamente ampia per la categoria e l’impiego di cerchi specifici da 15 pollici con pneumatici a sezione maggiorata migliorano l’aderenza laterale e la precisione in inserimento.

L’impianto frenante è adeguato alle prestazioni grazie a dischi anteriori di dimensioni generose per la categoria e a una taratura del servofreno che privilegia la modulabilità. Dal punto di vista ingegneristico, la Shelby Omni GLH-S dimostra come sia possibile ottenere risultati significativi intervenendo in modo mirato su sovralimentazione, gestione elettronica e assetto, senza ricorrere a una piattaforma completamente nuova. L’operazione di Shelby non si limitò a un aumento di potenza, ma coinvolse un affinamento complessivo del pacchetto tecnico, trasformando una compatta economica in una delle vetture più veloci prodotte negli Stati Uniti a metà anni 80. Esattamente l’opposto di quello che purtroppo accade oggi, 40 anni dopo la nascita di questa piccola bomba di cui molti non conoscono nemmeno l’esistenza.
Testo Tommaso Mogge
