Alfa Romeo 156 GTA | La Super-Berlina Che ha Ispirato la Giulia Quadrifoglio
L’arrivo degli anni 2000 non ci ha soltanto tranquillizzato dalle ansie da Millennium Bug, ma ha contribuito a riportare Alfa Romeo sotto i riflettori degli appassionati della guida sportiva. Prima con la 156 GTA, disponibile con carrozzeria berlina e Sportwagon, poco dopo anche con la più piccola 147 GTA. Tutte imprescindibilmente accomunate da quel capolavoro ingegneristico di V6 Busso, un motore d’altri tempi per erogazione e anche come oggetto stesso. Un vero peccato che fosse nascosto sotto al cofano, ma state pure certi che era immediatamente riconoscibile grazie al suo sound metallico.

Nel caso della 156 GTA, la prepotenza del 3.2 viene trasformata in divertimento tramite la possibilità di scegliere tra due tipi di trasmissione a 6 rapporti: manuale o con sistema robotizzato Selespeed, che consentiva cambi marcia elettroattuati al volante, soluzione all’epoca derivata dall’esperienza maturata nelle competizioni. Inutile dire che, soprattutto con il famoso “senno di poi”, il manuale era la scelta migliore e quella che consentiva un maggiore coinvolgimento. A corroborare la mia posizione vi è anche l’immancabile elefante nella stanza, ovvero il fatto che la trazione fosse unicamente sull’asse anteriore. Infatti, nonostante un assetto specifico che prevede sospensioni anteriori a quadrilateri deformabili e posteriori MacPherson irrigidite, il sottosterzo e il pattinamento in accelerazione – soprattutto alle marce più basse – era inevitabile.


La GTA era subito riconoscibile per carreggiate allargate e impianto frenante potenziato con dischi autoventilanti anteriori da oltre 300 mm, doppio terminale di scarico e paraurti più bombati. Era davvero impossibile non rendersi conto di essere di fronte a un oggetto che prendeva una tranquilla e noiosa berlina e la trasformava in un oggetto rivolto al piacere, ben consapevole che nonostante le limitazioni meccaniche avrebbe potuto garantire tonnellate di divertimento al guidatore ed ai suoi quattro passeggeri. Il protagonista di ogni discussione è e resta sempre il Busso. Il 3.2-litri aspirato sviluppa una potenza massima di 250 cv a 6.200 giri e una coppia di 300 Nm a 4.800 giri.

Le prestazioni dichiarate evidenziano il carattere sportivo della vettura con un’accelerazione da 0 a 100 km/h in circa 6,3 secondi e velocità massima autolimitata a 250 km/h . Il rapporto peso/potenza, prossimo ai 5,6 kg/CV, contribuisce a garantire un comportamento brillante, pur in presenza di una massa attorno ai 1.485 kg .

Sorge spontaneo chiedersi se il fattore nostalgico non entri a gamba tesa, minando l’obiettività relativa ad una sana critica. In realtà, la 156 GTA era goduriosa da guidare all’epoca, almeno quanto lo è adesso. Esatto, nonostante gli ovvi difetti progettuali, il comportamento è sorprendentemente preciso (ok, non impeccabile), con un handling piuttosto diretto e che asseconda alla grande una progressione corposa e che dai 2.200/2.300 giri invade l’abitacolo con decibel e prepotenza. La 156 GTA è l’ennesima dimostrazione che non bisogna essere perfetti per essere grandiosi. Un piccolo consiglio per tutti quelli che oggi si atteggiano ad appassionati snob. Il divertimento c’è e questo basta.
Testo Marco Rallo / Foto Alfa Romeo




