Quando sei di fretta, scegli la strada lunga.
Testo di Alessandro Marrone / Foto di Alessio Becker
L’altra mattina mi sono concesso un regalo. Per una volta avrei fatto colazione come andrebbe sempre fatta, ovvero seduto al tavolino del bar. Avrei sorseggiato il caffè con tutta calma e addentato il cornetto senza far rimbalzare lo sguardo alle prime mail della giornata. Una situazione così apparentemente semplice e scontata, a tal punto da essere sparita nella frenesia di una quotidianità che ha ormai schiavizzato ogni singolo minuto del giorno. E così, fiero di aver occupato uno dei tavoli disponibili nel bar di fiducia, dove quasi ogni mattina trascorro giusto il tempo di ordinare e pagare, eccomi con un caro vecchio quotidiano tra le mani. Tra le sue ruvide pagine in bianco e nero e notizie che ho già sbirciato scrollando i vari social prima di arrivare, ma poi una frase cattura la mia attenzione: “quando sei di fretta, scegli la strada lunga”.

Si tratta di un celebre detto giapponese che ricalca perfettamente la filosofia di ogni appassionato di guida che si rispetti. La strada più lunga, la più tortuosa, la meno trafficata e scontata. È sempre lì, ma viene spesso trascurata nell’incessante corsa alle scadenze della vita moderna. Non oggi, soprattutto perché a punzecchiarmi i fianchi c’è la vista della Alpine A110 S posteggiata proprio di fronte al bar. Tutti la osservano, con quel suo blu che spicca in una fredda e bagnata giornata invernale, ma sono io che stringo la chiave – o per meglio dire la scheda – in tasca. Ad un tratto mi rendo conto di quanto le cattive abitudini siano dure a morire e dopo essermi distratto per una sola frazione di secondo a osservare la sua carrozzeria, realizzo di aver terminato la colazione e anche la pazienza della cameriera, pronta a cedere il tavolo al prossimo cliente.


Pochi minuti dopo sono di nuovo nel mio mondo, in quel microcosmo ovattato e che lascia fuori tutto ciò che non ha nulla a che vedere con il piacere di guida. Ogni chilometro, ogni curva di questo viaggio è una viscerale ode all’emotività che pochissime automobili sono in grado di farci provare, adesso che lo schieramento di sportive piccole e leggere è ormai ridotto all’osso. Alpine, dopo aver segnato il grande ritorno nel 2017 e nel frattempo aver introdotto l’interessante compatta tutta elettrica A290, è assoluta portabandiera di quella filosofia a lungo osannata da Lotus, dove la quintessenza del piacere di guida ruota attorno ad una formula secondo la quale le sensazioni vengono al di sopra dei numeri. Less is more, perlomeno in termini di peso, perché la variante S della A110 non si risparmia certo in quanto a potenza specifica, con 300 cavalli pronti a mettere a dura prova le questioni di grip odierno.

Ormai tradizione consolidata è il fatto di imbarcarmi in avventure che cercano precario equilibrio a metà tra il totale disastro e la beatitudine. Faccio riferimento alla parte in cui la mia Alpine è equipaggiata con pneumatici estivi e poco importa se in uno dei piccoli vani di carico ci siano le calze. Nel mio mirino c’è sempre la strada più lunga e non tanto perché sia di fretta, ma perché non sono in grado e non intendo voltare lo sguardo altrove quando si tratta di automobili pensate e realizzate con in mente un obiettivo e uno soltanto: il divertimento.




La A110 S incarna poi un sapore ancora più speciale grazie allo stretto legame con la sua progenitrice degli anni 60 e 70, leggenda dei rally capace di confermare quanto alla base della vera guida sportiva ci sia il bisogno di sentire l’auto come un prolungamento del proprio corpo. Basta con potenze fuori misura, basta con artifizi progettati al limite del multiverso soltanto per ovviare le problematiche gettate nell’equazione da un peso eccessivo. Quella di Alpine è la formula sostanzialmente più semplice che si possa trovare: un’auto leggera e dalle dimensioni compatte, un propulsore posizionato nel posto giusto e la possibilità di avvicinarsi ai limiti meccanici, cosa che con mille cavalli sotto al cofano diventa quasi impossibile anche in pista. Niente cordoli, ma è la neve che delimita la strada davanti a me. Con temperature negative e un vento che sferza i rami degli alberi sporcando la strada, mi rendo ben presto conto che il luogo migliore in cui potrei mai essere è stretto nel rigido abbraccio dei gusci Sabelt. Non saranno la soluzione più pratica per il tragitto casa-supermercato, ma soltanto a seconda della dose di curve.

Se vuoi fare una cosa, falla per bene. Ecco perché non mi accontento della modalità Sport e chiamo in causa il Track mode, il quale inibisce il controllo trazione e rende estremamente ballerino il posteriore dell’Alpine. Con una massa di poco più di 1.150 kg, il bilanciamento della A110 S è pressoché perfetto. Il 4 cilindri in linea da 1.8-litri è rimasto invariato ed eroga i suoi 300 cavalli in maniera lineare. Come provato altre volte, quella dell’Alpine non è un’accelerazione da sconquassarti l’intestino, ma è di quelle che con il rapido trascorrere dei metri t’insinua abbastanza confidenza da raggiungere e soprattutto mantenere un’andatura a dir poco vivace. E dico vivace perché spero di finire l’anno con la patente al suo posto.




In certe occasioni, la neve e il maltempo fanno al traffico occasionale lo stesso effetto che la settimana di ferragosto opera sulle grandi città: il risultato è che non c’è anima viva in giro, così approfitto dello spazio di manovra a mia disposizione e cerco di spingere oltre l’asticella del divertimento, giusto per capire se la linea della mia fortuna non preveda interruzioni improvvise. Nonostante un piccolo tappo acustico, l’enfant terrible borbotta in rilascio e sbuffa ad ogni cambio marcia, con la trasmissione doppia frizione a 7 rapporti che in Track diventa rapida, molto rapida. L’assetto della S è senza dubbio il miglioramento più importante rispetto alle altre versioni, anche più della potenza extra. È grazie a sospensioni più rigide e precise infatti che le percorrenze di curva si fanno più adrenaliniche, uscendo dalle tornate più veloci con il corpo vettura premuto a terra come se fosse risucchiato da ogni singolo granello di asfalto.

Gli pneumatici fanno i miracoli, nel vero senso della parola. Quando però arrivo allegro in una curva ricoperta di terriccio, la A110 S tende a scivolare. Un piccolo accenno con lo sterzo, alleggerisco il gas e non so nemmeno come ma ripercorro quanto appena successo dalla curva successiva anziché dal fosso a lato della strada. Non percepisci un attimo di tregua, proprio perché il coinvolgimento al volante dell’Alpine è qualcosa che ti entra dentro e si arrampica lungo la colonna vertebrale, la stessa fortemente sollecitata e che non trova filtri grazie a quella coppia di sedili che sembrano messi lì proprio per aumentare il livello di consapevolezza: la S non è una piccola granturismo, ma una piccola supercar per le occasioni speciali.


Del resto spunta tutte le caselline: fa girare la testa, è rumorosa, la visibilità posteriore è nulla come la capienza del bagagliaio – che per la cronaca sono pure due – non hai posto per sistemare oggetti in abitacolo, perlomeno non in maniera pratica (c’è un ampio astuccio subito dietro i sedili e un piano sotto il tunnel centrale, ma scomodissimo) ed è il modo più rapido per dire addio alla patente di guida. Ma sono sicuro che avrà anche dei difetti, ve li racconterò, qualora dovessi trovarne uno. Butto una marcia dopo l’altra e nei tratti più veloci scorgo come l’indicatore del tachimetro salga in alto senza alcuna incertezza. L’Alpine va forte, non servono mezze misure per rendere chiaro il concetto.

Ma la velocità non è tutto, perché la S – che guadagna 20 Nm di coppia rispetto alla variante standard – ha un’erogazione costante e corposa lungo l’intera scala dei giri. Da 2.500 a 6.000 sei premuto contro quel sedile che tanto ti stritola. Resti quindi aggrappato al volante, con le dita che vanno a pizzicare le palette per innestare la marcia dopo e ripetere tutto daccapo, nel nome della velocità. Nel nome del divertimento. E quando pensi di aver capito di cosa realmente si tratti, è lì che arrivi in curva, in una delle tante tornate della famigerata strada più lunga e capisci che le sospensioni a quadrilatero unite ad un corpo vettura in lega leggera sono ancora più importanti per il fine ultimo dei coinvolgimento. Sì, perché se la potenza fa aumentare il battito cardiaco, quando arrivi in curva inizi a sudare e mordere il labbro nella speranza di non aver frainteso eccessivamente le lezioni sulle leggi della fisica e di come un oggetto possa muoversi nello spazio, soprattutto se con gomme invernali e neve a coprire tratte in ombra oltremodo insidiose.




L’Alpine A110 S non è la più estrema della famiglia, per quello c’è la R Turini, ma è senza dubbio quella che ha più senso nel mondo reale. Riesce infatti a unire necessità ben distanti tra loro come la possibilità di utilizzarla più spesso di quanto fareste con una supercar, sia per costi di gestione più umani, sia perché non è affatto scomoda, nemmeno sulle lunghe distanze, ma anche perché è l’auto nuova che oggi desidereresti per percorrere quella solita strada, o scoprirne di nuove, con la certezza di non essere mai traditi da un comportamento su strada che se portato al limite non sarà certo semplice, ma tutto sommato prevedibile.

Il rapporto peso/potenza è la risposta. È questa la combinazione che i costruttori di auto divertenti dovrebbero tatuarsi nella mente quando pensano di realizzare un’auto per gli appassionati. Perché questo tipo di vetture ormai sempre più rare sono capaci di cose che neanche pensavamo possibili, come per esempio elevare il piacere di guida lungo una strada che conosco a memoria e farmela apparire come la più inaspettata delle esplorazioni, tanto da eludere ogni definizione e riferimento solitamente prerogative di qualcosa pronto a lanciarsi in sentieri sterrati dimenticati dalle mappe.




Oggi l’Alpine si è confermata l’eroina di cui 8 anni fa pensavamo di non avere così tanto bisogno. Oggi c’è soltanto lei, forse perché è la migliore o forse la più coraggiosa. Quel che conta è che sia così dannatamente brava a tener vivo quel brivido che ti fa ricordare perché ami le auto, il motivo che ti fa storcere il naso quando ti parlano di comfort zone o più semplicemente perché ti farà sempre scegliere la strada lunga, che tu sia di fretta oppure no.


ALPINE A110 S
Motore 4 cilindri Turbo, 1.798 cc Potenza 300 hp @ 6.300 rpm Coppia 340 Nm @ 2.400-6.000 rpm
Trazione Posteriore Trasmissione Cambio Automatico a 7 rapporti Peso 1.184 kg
0-100 km/h 4,2 sec Velocità massima 275 km/h Prezzo €79.050

