Col de Turini Tour | Diario di Viaggio. Tornante Numero 976
C’è una sorta di drammaticità nel Turini, una percezione che nessun’altra strada è in grado di instillare in chi la percorre. I chilometri vengono letteralmente divorati e quando arrivi in cima, provi un misto tra il sollievo che tutto sia andato bene e la soddisfazione di aver spuntato la prima della caselline odierne. C’è profumo di gomma, benzina e in alcuni momenti non ricordi nemmeno più che forma avesse il silenzio di qualche ora fa.
Testo Alessandro Marrone / Foto Alessio Bergadano



Qualche mezz’ora prima dell’alba – Quel momento in cui impieghi qualche minuto di più per carburare e mettere in ordine i pensieri. Poi tutto incomincia a girare e ti viene in mente che non sarà una domenica come tante. Oggi si fanno un po’ di curve. Oggi è Col de Turini Tour. Salti da letto come una molla, senza neanche renderti conto di aver dormito appena tre ore. È sempre così quando la prima delle sette sveglie (non si sa mai) impostate sullo smartphone interrompe un sonno leggero, che funge soltanto per accelerare il più possibile quegli ultimi momenti che ci separano da una nuova arrampicata. Eppure, nonostante sia la milionesima volta sul Col de Turini – la nona insieme ad un gruppo di scalmanati – la tensione riempie ogni più piccola particella attorno a me. I chilometri che ci separano dalla location di ritrovo e partenza, l’Hotel Hermitage di Eze vengono cancellati dai primi raggi del sole e arriviamo sulle alture che sovrastano un Principato di Monaco ancora addormentato e letteralmente avvolto da un sottile velo di nebbiolina trasportato dalla brezza mattutina.




A quest’ora non ci sono rumori. Riesci a udire lo scricchiolio del pietrisco sotto le scarpe, il tintinnio delle tazzine che si riempiono dei primi provvidenziali caffè e mentre sazi il bisogno di caffeina incominci a vedere i primi equipaggi che sistemano le proprie vetture nell’area parcheggio concessa dal Comune di Eze, una realtà tra le più dinamiche che abbiamo mai incontrato e che ringraziamo per il fondamentale supporto alla nostra causa motoristica.






Ore 8.00 – Non te ne accorgi nemmeno. Giusto il tempo di finire il cornetto ancora caldo da forno e applicare lo sticker numerico sulla fiancata della BMW X30 M50 e si cominciano ad accreditare i primi arrivati. La tensione che c’era prima che tutto cominciasse è ormai svanita e il chiacchiericcio di amici che non si vedono da tempo e altri che si frequentano più spesso diventa il piacevole sottofondo che vede tutti e 49 gli equipaggi arrivare entro l’orario stabilito. Tutto è perfetto, il sole sopra le nostre teste sembra essere in grado di farsi spazio oltre le poche nuvole che tentavano di minacciare una domenica dedicata esclusivamente al piacere della guida. Un’altra sveglia, è l’ora del briefing e quindi, finalmente, di partire.





Ore 9:30 – Una dopo l’altra, in un ordinato e rumoroso serpente di cavalli vapore, le vetture s’immettono in strada e si avviano verso Eze Village, guidando lungo la via principale del paese per poi deviare verso l’alto. Il motivo? I tornanti della Route de la Turbie. Il cielo azzurro si confonde con il mare cristallino e mentre la striscia d’asfalto si inerpica su, oltrepassiamo Mentone e puntiamo quindi in direzione Sospel.




A discapito del numero di persone in giro per il weekend lungo, la strada è piuttosto sgombra e ben presto siamo avvolti dalle pareti rocciose delle Gorges du Piaon e dai primi tornanti che rendono il Col de Turini una tra le strade più facilmente riconoscibili al mondo. Perdi il conto delle curve, come anche delle scalate e delle staccate al limite. La danza tra volante e pedali è accompagnata da un continuo boato che riecheggia nella valle a chissà quanto chilometri di distanza.

C’è profumo di gomma, benzina e in alcuni momenti non ricordi nemmeno più che forma avesse il silenzio di qualche ora fa.




Lo schieramento delle vetture partecipanti è strepitoso. Un fiume colorato di sportive e supercar utilizzate senza paura di far fuori il battistrada, senza risparmio di emozioni e che ad ogni cambiata lasciano udire in lontananza come una Lambo o una AMG stiano arrampicandosi su verso Moulinet. Oltrepassiamo angoli leggendari, visti e consumati sulle riviste che raccontavano i vecchi rally, inspirando la passione e dando forma a un concetto astratto come quella sensazione che scaturisce nel momento in cui freni con violenza con le ruote che ricalcano con precisione quelle di chissà quale pilota di WRC. C’è una sorta di drammaticità nel Turini, una percezione che nessun’altra strada è in grado di instillare in chi la percorre. I chilometri vengono letteralmente divorati e quando arrivi in cima, provi un misto tra il sollievo che tutto sia andato bene e la soddisfazione di aver spuntato la prima della caselline odierne.





Ore 12:00 – Checkpoint in cima al Turini e mentre alcuni equipaggi preferiscono godersi un momento di relax, altri scelgono di percorrere lo stage facoltativo, quello che porta giù a La-Bollène-Vésubie, per poi fare tappa al distributore di Roquebillière e tornare su lungo gli stessi tornanti, replicando uno degli stage del mondiale rally che più si è mantenuto invariato nel tempo. Mezz’oretta, per molti anche molto meno, e siamo di nuovo sul colle. Entriamo nell’Hotel Les Trois Vallées per l’aperipranzo, ma soprattutto per lasciare che i nostri occhi si perdano lungo quelle pareti tappezzate di targhe, fotografie e memorabilia immancabilmente legate al mondo dei motori.




Caffè, perché nonostante l’adrenalina sia ancora a mille dobbiamo assicurarci che il fisico tenga botta ancora per la seconda parte di tour, quelle che forse ho sempre preferito. Sì, perché se la salita sino al Turini è leggendaria, è proprio il fatto che l’altro versante offra un numero ancora maggiore di curve che riesce a spiazzare la convinzione di aver visto tutto soltanto perché si sia arrivati in cima. Procediamo con le premiazioni, tra cui quella per la mascotte della giornata dedicata alla piccola Sofia, la più giovane co-driver di sempre con i suoi soli 4 anni e all’equipaggio venuto qui – appositamente, l’hanno giurato – dalla Florida. Un battito di ciglia e si riaccendono i motori.




Giù verso Peira-Cava, per uno dei due tratti più veloci della giornata. Ancora una volta traffico praticamente assente e mentre sfruttiamo una variazione rispetto al percorso della passata edizione, superiamo il Col St. Roch per giungere a L’Escarene per quello che è il penultimo timbro della giornata. Alcuni penserebbero che da qui potrebbe essere tutta discesa, ma c’è ancora tempo per il pezzo forte: il Col de Braus.

È incredibile come in un’area così geograficamente ridotta e tiranna di spazio ci sia la fortuna di disporre di strade come queste. Il Braus, una cartolina di tornanti che si rincorrono come un cane che cerca di mordersi la coda, è l’apoteosi di qualsiasi concetto legato alla guida sportiva su strada di montagna. Potresti finire freni e gomme in appena 600 metri. E se dovesse succedere, avresti la conferma che hai sfruttato l’auto a dovere. Impossibile non arrivare qui e staccare ad ogni tornante, poi giù il gas con arroganza e quindi ripetere per almeno sei volte. Il tutto in un minuto o poco più.



Riattraversiamo Sospel e quando il copilota ti avvisa che mancano ormai pochi chilometri alla fine del tour, resti spiazzato dal Col de Brouis, quella tappa sconosciuta ai più che grazie ad una perfetta visibilità e ad una larghezza che farebbe invidia ad una Autobahn, rappresenta la famigerata ciliegina sulla torta. Devi sfruttare ogni metro ancora a tua disposizione. E nessuno ha mancato all’appello.

Ore 4:00 – Con una puntualità più unica che rara riempiamo l’area di fronte al vecchio Ouvrage du Brouis, purtroppo ancora in attesa di un acquirente. Divincolandoci da qualche maleducato residente che probabilmente preferisce trascorrere la propria domenica di fronte alla tv con la canotta sporca di sugo scadente, anziché al volante di una bella auto, è il momento di salutarci e consegnare una targa speciale a tutti gli equipaggi. È stata una giornata rovente, piena di belle auto e soprattutto di bella gente. Di appassionati, di quelli veri e non di quelli che gravitano attorno a queste auto soltanto per qualche like.



Prendi ancora un momento per respirare a pieni polmoni questo attimo cristallizzato nelle fotografie e nei video. Osservi i roadbook stropicciati, gli adesivi sporchi e l’aria che trema per il calore emanato dai motori. Ancora una volta il valore aggiunto sono state le persone, ciascuno con la sua storia, con il suo modo di intendere una giornata lontano da casa e con il volante stretto tra le mani. Aver potuto chiacchierare con tutti loro e scorgere quel luccichio negli occhi mentre osservano la propria compagna di viaggio al traguardo del tour è la cosa più bella.



È una ricompensa che non puoi quantificare né descrivere e che sai che anch’essi custodiranno nel ricordo di una giornata che per molti sarà stata un giro incredibilmente tortuoso per unire punto A con punto B. Il fatto è che tutto ciò che vi è stato nel mezzo è valso tutta la fatica, la benzina e la tensione. La prossima edizione sarà la decima e introdurrà un programma totalmente inedito. Qui c’è già qualcuno a cui sta salendo l’ansia.









