Una Ferrari non la si compra solo perché è bella e veloce. Una Ferrari è un’emozione. Quel cavallino su fondo giallo è un’immagine sentimentale che racconta di un’epoca romantica. La 12 Cilindri incarna appieno lo spirito avventuriero da gran turismo, ma lo fa con la natura di un’auto da corsa.
Testo Alessandro Marrone / Foto Alessio Becker

40. Sono i gradi che mettono a dura prova anche il più piccolo movimento lontano da un climatizzatore. In questo istante mi sto chiedendo se forse non sarebbe stato meglio essere a bordo piscina, con una bibita fresca in mano e la consapevolezza che lo sforzo più grande sarebbe quello di inclinare di qualche grado l’ombrellone. Poi arrivi di fronte a quel cancello. Anzi “IL cancello”. Le porte di Maranello non sono dove incomincia il paese, ma nel collettivo di ogni appassionato sono là dove la sbarra si alza e tu entri nel mondo del cavallino rampante.




Vedo rosso e il cuore inizia a battere più rapidamente, quasi saltellando fuori dal petto alla ricerca dell’auto che mi aspetta per una prova bollente. In tutti i sensi. Lo dico sempre: ogni pellegrinaggio qui è un momento speciale, da assaporare come un vino d’annata, di quelli tenuti nella cantina delle grandi occasioni. Ogni Ferrari è come quella bottiglia alla quale ammicchi con la consapevolezza che quando verrà il suo momento, sarà qualcosa di indimenticabile e che ripagherà l’attesa, il caldo e il fatto che con il passare delle ore volgerà inesorabilmente al termine. Almeno sino alla volta successiva.

Attraverso l’ingresso e il mio sguardo viene subito catturato come da un enorme magnete. Individuata in mezzo a varie 296 GTB e GTS, la 12 Cilindri è lì ad aspettarmi e trovarmi al suo cospetto per la prima volta non fa altro che aumentare il battito del mio cuore. Con ancora lo zaino sulle spalle e ormai noncurante del sole che ci ricorda essere il medesimo che scalda il deserto del Sahara, inizio a girarle attorno come un predatore farebbe con la sua preda. Il vociare delle tante persone attorno scompare e si crea una bolla nella quale esistiamo soltanto io e lei. Questo non è semplicemente un nuovo modello – la sostituta della 812 Superfast – ma la gran turismo definitiva. Una definizione di cui spesso molti abusano e che richiede il rispetto di alcuni canoni ben precisi, meglio identificati come una linea filante con ampio cofango (ovvero cofano motore – all’anteriore, of course – che integra anche il parafango), seduta arretrata e prestazioni pari ad un comfort tale da consentire di muoversi sulle lunghe distanze nella più totale pace dei sensi.




La 12 Cilindri, un’auto che ancora una volta sfoggia un eccezionale nome che sembra essere uscito da “Grand Theft Auto” è un inno alla gloria. È estasi motoristica, dal punto di vista stilistico e meccanico. È una vettura biblicamente lunga da spiegare a livello tecnico, ma proprio per questo semplice da trasmettere con un linguaggio universale: la 12 Cilindri è amore puro. Le linee scritte da quel poeta di Flavio Manzoni e dal suo Centro Stile sono nette e vigorose. Ci sono tagli che rimandano alla mitica 365 GTB/4 Daytona del ’68 – un’auto che personalmente amo alla follia – ma ci sono anche tutti quei dettagli recentemente introdotti nel linguaggio stilistico con la Roma, la 296 e la Purosangue. Ma più di ogni altra cosa c’è un’entità a sé stante. La 12 Cilindri è la GT che siede in cima al listino, quella che non conosce compromessi e che premia i propri fortunati clienti con un pacchetto che gli altri possono soltanto sognare, pescando a piene mani da quanto sviluppato in tempi recenti con la estrema 812 Competizione.



Niente turbo, niente ibrido. Il nome dice già tutto ed è proprio il desiderio di enfatizzare un motore con il tempo contato che innalza un valore intrinseco che prende le forme di quella fatidica luce in fondo al tunnel. Ferrari ha dimostrato che possono ancora esistere auto capaci di andare controcorrente, di farlo fortissimo e di saper emozionare anche a motore spento. Poi premi il pulsante e mentre il V12 prende vita, ti risvegli da un lungo sonno. L’abitacolo è letteralmente invaso e il fondoscala a 10.000 giri è il preambolo per qualcosa a cui puoi prepararti quanto vuoi, ma verso il quale il corpo e lo spirito umano non possono essere mai davvero abbastanza pronti.




“L’amore non guarda con gli occhi, ma con l’anima”.
Mi lascio le porte di Maranello alle spalle e percorro i primi chilometri notando sin da subito quanto le dimensioni della 12 Cilindri siano importanti. Ci si porta appresso parecchia roba del resto. In realtà, trovare la posizione di guida ideale è questione di un attimo e dopo aver prontamente escluso lo Start&Stop (vi prego, escludetelo a priori!) e gli ADAS, mi dirigo verso strade che possano per quanto possibile darmi un primo assaggio delle capacità della vettura. Si tratta di svoltare al momento giusto, ma questo lo pianifichiamo sempre con grande cura. Non vorrai mica trascorrere il tempo bloccato nel traffico fuori Modena, tantomeno sprecare litri e litri di benzina avanzando dietro noiose colonne di utilitarie.

Svolto a destra nel momento giusto e quando la strada principale non è nemmeno più visibile nello specchietto retrovisore, gli occhi rimbalzano rapidamente in avanti e sorrido. Sospiro con liberazione, ma in realtà è come se il mio corpo facesse il pieno di ossigeno. Pizzico la paletta destra e il V12 schizza in alto per giri e tono. Affondo il piede sull’acceleratore e mi ritrovo premuto al sedile con una violenza che capita ben poche volte nella vita, figuriamoci su gran turismo di queste dimensioni. Sarà pure un cavallino rampante, ma la 12 Cilindri si comporta più come una tigre del Bengala. Nonostante il suo peso – circa 1.760 kg – scatta come un felino e avanza con una precisione disarmante. È un predatore, lo è sin giù nel midollo. Va a caccia di curve senza lasciare margine per il minimo errore, consapevole che la sopravvivenza risiede nella determinazione di un oggetto nato per cacciare. Il fatto è che sono appena a metà pedale.





Sono talmente concentrato e grato per l’intervento che i controlli trazione operano in modalità Sport, che non mi sono neanche reso conto di non aver raggiunto il pavimento con il gas. I 40 gradi all’ombra delle colline fuori Maranello non sono infatti l’unico numero assurdo. Il V12 da 6.5-litri eroga 830 cavalli di potenza a 9.250 giri, ma la cosa folle è che valori simili appaiono solitamente filtrati, sia dall’elettronica, sia da peso e dimensioni. Non in questo caso, perché se avete avuto la fortuna di guidare la Purosangue, sapete bene di cosa sto parlando. L’erogazione è assoluta. Il capolavoro aspirato ha una curva di coppia tale che alla minima pressione sul gas ti permette di incominciare la scalata lungo i 9.500 giri più assurdi della tua vita. A patto che si trovi una strada abbastanza lunga per poter tirare il V12 a dovere. Andando a orecchio rischi di cambiare erroneamente a “soli” 8.000 giri. C’è tempo, la lancetta sale e ti si apre un mondo inesplorato.


Per il momento devo tirare i remi in barca e alleggerire. In caso contrario mi troverei ad aiutare il contadino alle prese con il suo trattore in mezzo ad uno dei tanti campi che attraversa lo stretto serpente d’asfalto fuori Pavullo. Lo sterzo è un altro aspetto che rende l’esperienza alla guida chirurgica, complice anche l’asse posteriore sterzante. Più aumenti l’andatura e più ti rendi conto di come la 12 Cilindri venga inserita e trascinata fuori dalle curve. Sembra quasi di barare, perché tutto ciò rende la guida sportiva più semplice, a patto che si possa parlare di semplicità con una potenza simile e un prezzo che di base sfiora i quattrocentomila Euro.

Una delle qualità più difficili da descrivere è però qualcosa che non ha a che vedere con l’incredibile potenza della 12 Cilindri. Ti rendi infatti conto del suo effetto guanto, proprio quando trovi abbastanza coraggio – e spazio su strada – per spingerti oltre a quello che era il primo step dei limiti di coscienza della giornata. Aumenti l’andatura e lei ti asseconda con disinvoltura. Quando pesti con decisione, è come se i sedili ti stringessero quasi a dirti “Tranquillo, a te ci pensiamo noi, tu tieni giù”. L’avantreno ha una precisione ultraterrena e non ti rendi conto delle dimensioni che ti porti appresso.


La strada si fa più larga. Non c’è anima viva in giro. È il momento di appagare il bambino che è in me. Perché diciamocelo, una Ferrari non la si compra solo perché è bella e veloce. Una Ferrari è un’emozione. Quel cavallino su fondo giallo è un traguardo, un’immagine sentimentale che racconta di un’epoca romantica in cui l’automobilismo non aveva niente a che fare con ciò che è oggi. Enzo sarebbe fiero della 12 Cilindri perché incarna appieno lo spirito avventuriero da gran turismo, ma lo fa con la natura di un’auto da corsa, capace di prestazioni più indicate per la NASA che per una gita fuori porta.

“Tutti vogliono il panorama, ma nessuno vuole la salita”. Questo non so chi l’abbia detto, ma è tremendamente vero. Non nel mio caso, dato che i chilometri di salita che mi appresto a percorrere saranno la consacrazione ultima di una giornata di estasi motoristica che personalmente reputo difficile da replicarsi in futuro, proprio per il fatto che auto come queste non vanno viste come una nuova speranza, ma piuttosto come una celebrazione del raggiungimento della massima espressione di automobilismo.

Passo dell’Abetone. Se solo queste curve potessero parlare. Chissà, quegli alberi, quante ne hanno vissute. Il V12 urla. Fortissimo. A tal punto che ho quasi timore che qualcuno possa aspettarmi qualche chilometro più su, senza batter ciglio di fronte ad una mia possibile ma non plausibile giustificazione. Questo è il momento in cui le emozioni prendono il sopravvento, l’attimo in cui vuoi vedere quella lancetta oltrepassare i 9.000 giri. L’accelerazione della 12 Cilindri sembra essere in grado di farti viaggiare nel tempo, facendoti arrivare a destinazione prima di quando sei partito. Tutte belle frasi ad effetto, ne siamo consapevoli. Ma dico davvero quando temo di non essere capace di trovare le parole per descrivere cosa significhi vivere in prima persona quell’attimo in cui il contagiri supera i 5.500/6.000 giri. Poi continua a salire, inesorabile.

Baccano infernale, come se fosse la fine del mondo preannunciata, ma molto più rumorosa. Il tutto con qualcosa di diametralmente opposto, ovvero l’assurda precisione con cui la 12 Cilindri sale lungo l’Abetone, una strada che di Ferrari ne ha viste passare parecchie. L’aria fuori è più fresca, qualche motociclista accosta, altri rinunciano e provvidenzialmente raggiungiamo la celebre piramide, per poi fermarci nel piazzale principale, lasciando che il ticchettio meccanico riempia il silenzio di un valico sorprendentemente solitario. Spengo il motore, cerco di sgranchire collo e schiena e scendo dall’abitacolo. Quando succede, perché dovrai pur far benzina e andare in bagno, ti perdi ad ammirarla. Vivi per lei, ormai diventata un’estensione di te e cerchi di fare chiarezza nella tua mente, chiedendoti se forse non sei trascinato dal momento.




Certo, il blasone di quello scudetto, il valore assoluto di un motore di questo tipo e il perfetto incontro di tutti i fattori estrapolati dal tuo personale nirvana, ne accentuano le emozioni, ma non è da tutti renderlo possibile. Sotto di te avvengano milioni di cose sulle quali ho deciso di non indugiare per un semplice motivo: la 12 Cilindri è un oggetto di importanza storica, un evento epocale nel mondo dell’auto e su questo non ci piove. Se volete una sterile scheda tecnica o un elenco dei mille sistemi che rendono possibile sfruttare la sua potenza senza finire per essere parte dello sfondo, leggete altro. Noi siamo di quelli che vogliono vedere la pelle d’oca sul braccio. Noi facciamo tutto questo per raccontarvi le emozioni che quest’auto è in grado di trasmettere. È il modo in cui traduce la sua eccellenza meccanica che va oltre ogni semplice spiegazione. La 12 Cilindri fa qualcosa di più e questo – signore e signori – è qualcosa che non mi aspettavo. Di certo non ad un simile livello. Arriva al momento giusto e lo fa sotto le spoglie di quell’unico modello che può realmente ricoprire il ruolo di ultima della specie. Se dovessimo dire addio ai V12 aspirati, questo è l’unico modo degno per farlo. Ma già che ci siamo, regalateci ancora l’edizione “speciale” della 12 Cilindri. Poi chiudiamo pure il libro.

FERRARI 12 CILINDRI
Motore V12 cilindri, 6.496 cc Potenza 830 hp @ 9.250 rpm Coppia 678 Nm @ 7.250 rpm
Trazione Posteriore Trasmissione Cambio Automatico a 8 rapporti Peso 1.760 kg
0-100 km/h 2,9 sec Velocità massima 340 km/h Prezzo da€395.000 (€547.014 esemplare in prova)
