Grand Prix Monaco Historique 2026 | Motorsport Allo Stato Puro
Quando il frastuono dei motori invade il Principato dimentichi di essere lì per lavoro. L’appassionato che è in te prende il sopravvento e resti ore a bocca aperta con gli occhi che rimbalzano come palline in un flipper seguendo le monoposto che sfrecciano a pochi centimetri dalle barriere.


C’è un momento particolare in cui il traffico delle vie del Principato si ferma e ogni rumore smette di esistere. Un attimo in cui l’attesa si fa pesante e tendi l’orecchio quasi a cercare un riferimento, anche se in lontananza. Passano pochi minuti in cui il vociare delle persone sembra l’unico tappeto acustico, quasi a farti sentire smarrito, incapace di riconoscere uno dei centri cittadini più affollati e pronto a esplodere di passione per i motori. Ancora un momento di vuoto assoluto e poi il silenzio viene brutalmente interrotto dall’accensione di un propulsore che non nasconde un’identità diversa dal solito.

Uno dopo l’altro è un continuo crescendo, un coro di giri motore che cercano di trovare il minimo ideale, sbuffando fumo, sputando olio e ricreando per un weekend l’età più romantica del mondo delle corse. L’appuntamento è come sempre a Monaco, dove ogni due anni si svolge l’iconico Grand Prix Historique, quest’anno giunto alla quindicesima edizione e con la consapevolezza di essere con tutta probabilità il punto di riferimento per gli amanti del motorsport più puro.
Sebbene non sia una competizione ufficiale, ma una rievocazione storica, i team ed i piloti non si sono mai risparmiati e ad ogni edizione la qualità delle vetture presenti e l’agonismo dei partecipanti sono sempre stati una garanzia. Come consuetudine, il tutto viene suddiviso in categorie che consentono anche a modelli anteguerra di percorrere le leggendarie curve del Principato, proprio là dove oltre mezzo secolo fa sfrecciavano a pochi passi da balle di fieno che ne delimitavano i contorni. Abbiamo poi le classi 1956 – 1960, 1961 – 1965, passando poi per gli step successivi che dal 1966 al 1985 (in 4 ulteriori classi distinte) offrono un’incredibile panoramica sullo sviluppo aerodinamico delle monoposto di Formula 1.



È infatti sensazionale poter osservare il cambiamento che le auto hanno attraversato nel corso degli anni, apprezzando così non solo il posizionamento del motore centrale-posteriore, ma l’incredibile attenzione riservata all’aerodinamica e – finalmente – alla sicurezza per i piloti stessi. Camminando nei paddock prima e nei box dopo si respira quell’atmosfera d’altri tempi, in cui i meccanici correvano da una parte all’altra in maniche corte e scarpe da tennis. L’agonismo non preclude il rispetto tra i gentlemen drivers e quel rumore che riempie l’aria quando i motori prendono vita e vengono tirati su di giri prima di entrare in pista ti catapulta in un’epoca in cui il mondo delle corse era dominato dalla velocità anziché burocrazia e politica.

A differenza di un circuito più tradizionale, il fascino di sfrecciare lungo le vie del Principato rende l’appuntamento monegasco imperdibile per piloti, tifosi e addetti ai lavori proprio perché rappresenta un’esperienza più intima. Ti muovi da una curva all’altra in breve tempo, così da goderti il passaggio di vetture e livree leggendarie da svariati punti d’osservazione. Quest’anno, tra i nomi più celebri, abbiamo avuto Jacky Ickx e lo sfortunato Jean Alesi, che non ha purtroppo potuto prendere parte alla gara di domenica a causa di un incidente alla chicane delle piscine durante le prove libere del venerdì. Lo stop prematuro imposto alla sua Ferrari 312 del ’69 non ha però penalizzato lo spettacolo di rumori e colori offerto dalle altre Ferrari, McLaren, Lotus e Tyrrell, giusto per menzionare le più iconiche.





Giro dopo giro ti ritrovi appoggiato ad un muretto a seguire le monoposto che aumentano il passo come se si stessero giocando il campionato del mondo, per non parlare della spettacolare lotta offerta dalla categoria riservata alle sportive con motore anteriore prodotte dal ’52 al ’57, sempre a tavoletta e spesso di traverso. Ti fai spazio e cerchi la visuale perfetta, ma senti la necessità di spostarti ancora, quasi come se fossi consapevole di non prendere abbastanza da questa incredibile esperienza. Con l’avanzare cronologico delle categorie il rumore di fondo si fa sempre più assordante e smetti di parlare al tuo collaboratore, passando ai gesti. Non sai dove volgere lo sguardo, insegui un’auto che passa ma con la coda dell’occhio scruti con attenzione l’ingresso in Rascasse, come sempre una delle curve più impegnative del circuito. Non riesci ad abituarti al baccano del V12 della Ferrari 312 B3 del ’73 perché è semplicemente troppo forte per l’orecchio umano. Strizzi gli occhi ma resisti perché la magia di questa Formula 1 è proprio il fatto che non fosse uno sport da salotto, ma qualcosa per veri eroi che una volta calati nello scomodo abitacolo avrebbero dovuto combattere contro il proprio spirito di autoconservazione anche solo per raggiungere la bandiera a scacchi. Vederla prima degli altri era l’ambizioso obiettivo che rende tutto questo incredibilmente emozionante, anche oggi in una (leggermente) meno competitiva rievocazione.
Testo Alessandro Marrone / Cover Image: Fabre


