McLaren Speedtail | Best Of The Best
Testo Christian Parodi / Foto McLaren Media
Ci sono automobili bellissime. Sono davvero tante, il che è qualcosa di sorprendente e tutt’altro che scontato. E poi ci sono quelle leggendarie. Queste sono davvero poche e spazzano via tutto quanto sia stato fatto prima di esse, ridefinendo il concetto di bellezza assoluta, performance e valore universale. Non monetario – perlomeno non soltanto – ma come punto di svolta nel calendario storico del motorismo. McLaren, un brand giovane e differente rispetto a oggi, che negli anni 90 ha intrapreso una parentesi nel mondo delle supersportive stradali, l’ha fatto in maniera indelebile, regalandoci un’auto declinata dalla massima categoria agonistica (la Formula 1, ovvio) e creando un precedente che avrebbe obbligato tutti gli altri a confrontarsi con la supercar più assurda di sempre.

Questa non è però la sua storia, ma quella di un modello che reputo incredibilmente poco conosciuto, soprattutto analizzandola nel dettaglio ed avendo avuto la fortuna di trascorrere qualche ora al suo cospetto, anche se non da guidatore. Sto parlando della Speedtail, la McLaren che dopo le hyper P1 e Senna, ha ripreso il discorso introdotto da Gordon Murray affidandoci una nuova visione di sportiva fotonica con tre posti, di cui quello del guidatore posizionato esattamente come su una monoposto da competizione: al centro. Questo è indubbiamente uno dei dati più sensazionali, forse anche più della potenza specifica, adesso che siamo abituati a cavallerie nell’ordine del migliaio. Ma ridurre la nostra attenzione al fatto di doversi letteralmente calare in abitacolo e scivolare al centro, al posto di comando, sarebbe come osservare la Gioconda attraverso lo schermo di uno smartphone.



La Speedtail è una goccia d’acqua, la lacrima di un’emozione che trascende il tempo e accantona i vistosi spoiler della Senna, abbracciando un’interpretazione totalmente differente di forma e funzione. La purezza delle sue linee, l’esasperata coda spiovente e l’assenza di qualsiasi appendice aerodinamica spiazzano così il procedimento che il nostro cervello processa mentre la si osserva. È una forma così morbida, lineare e fluida che pare davvero disegnata con l’acqua e non con la fibra di carbonio. La superficie vetrata è altrettanto presente, non solo garantendo luminosità e visibilità in abitacolo, ma raccordando forme che soltanto in piccola parte richiamano un family feeling che su questo modello trova la propria apoteosi.



Il mio sguardo viene così catturato dalla quasi totale assenza di interruzioni, da cerchi da 20 e 21 pollici, di cui quelli anteriori resi aerodinamicamente perfetti grazie alla speciale copertura in carbonio atta a far scivolare l’aria lungo le sinuose curve della Speedtail, verso quella coda protesa che la rende circa mezzo metro più lunga rispetto alla P1. I più attenti avranno notato che ci sono dei flap idraulici, fondamentali quando raggiungerete velocità siderali accompagnati da due persone, ovvero una in più rispetto a qualsiasi altra supercar. Sì, perché lo speciale posizionamento del guidatore consente – esattamente come nella F1 – di ricavare due sedute tutto sommato anche comode direttamente affondate nella vasca in carbonio. A facilitare la fase di ingresso e discesa c’è una speciale “directional leather”, la quale garantisce uno scivolamento ottimale, per poi tenere ben fermo il corpo alle alte velocità.



Una volta al posto di comando si capisce realmente quanto la Speedtail sia driver-centrica. Di fronte a me ho un display con le informazioni di guida, a sinistra quello del clima e navigatore, a destra quello per l’infotainment. In posizione rialzata e alle estremità, i due schermi degli specchietti retrovisori digitali. Mi domando se ci sia qualche pulsante, senza nemmeno aver ancora scovato il tasto di accensione. Eccoli, sopra la testa, proprio come su un jet. Ma quello che incuriosisce di più è il cosiddetto Velocity Mode, ovvero il tramite per massimizzare le performance a disposizione. Pigiando qui, il corpo vettura si abbassa sino a sfiorare il suolo, le videocamere affondano nelle portiere e l’unità ibrida sprigiona 1.050 cavalli con una violenza che non penseresti possibile, soprattutto osservando l’eleganza e la pulizia delle linee esterne. Inutile sottolineare quanto la follia più autentica sia proprio quella che si trova dove meno te l’aspetti. La Speedtail è proprio questo, l’estremizzazione di un concetto prestazionale applicato ad un oggetto che prima di cominciare a muoversi trasmette sensazioni diametralmente opposte. L’attimo dopo scatta come un razzo, fa sibilare il suo V8 turbo da 4-litri e promette di raggiungere i 402 km/h di velocità massima, mettendo in ombra un mostro sacro come la sua progenitrice F1. Pazzesco, un po’ come il fatto che occorrano appena 12,8 secondi per passare da 0 a 300 orari.

Un altro dei tanti incredibili numeri è il peso complessivo, che rimane inferiore alla tonnellata e mezza (1.430 kg) garantendo così una guidabilità sopraffina capace di premiare una posizione di guida pensata per enfatizzare la ricerca del punto di corda definitivo. Certo che immaginarsi una Speedtail di traverso su una strada di montagna, o infilare una Golf al ‘ring non è proprio scontato, sia per il fatto che ne siano state prodotte appena 106 esemplari – proprio come per la F1 – sia per un prezzo di almeno 2,1 milioni di sterline, ma del resto siamo parlando di un’auto da sogno, una leggenda che entra di diritto nell’Olimpo delle hypercar scavalcando più gradini di quanto abbiano fatto le eccellenti P1 e Senna prima di lei.




Ho avuto modo di scambiare due chiacchiere con un amico che ne possiede una e la cosa che l’ha sorpreso di più è il fatto che osservandola non immagineresti mai quanto sia capace di scombussolarti gli organi interni una volta liberata su pista. Dietro ad un look apparentemente nobiliare si cela infatti la naturale evoluzione del massimo concetto prestazionale introdotto anni fa con la F1, massimizzato grazie allo sfruttamento di tecnologia ibrida e ingegneria d’avanguardia, al punto di creare un oggetto iconico e oltre ogni possibile catalogazione.

Più vicina a Koenigsegg che alle pachidermiche Bugatti, la McLaren Speedtail è una hypercar da guidare, non soltanto da collezionare. È un oggetto che gode di vita propria, di caratteristiche uniche nel panorama automotive e di un valore intrinseco tale da renderla il modello più importante fra tutti, insieme ovviamente alla progenitrice, che per un mero discorso di rilevanza storica non è possibile scalzare dal gradino più alto di questo elitario podio famigliare. Ho visto la Speedtail, l’ho toccata con mano e abbiamo percorso qualche chilometro, che a causa di un meteo non eccezionale non ha purtroppo consentito di sfruttare neppure un quindicesimo del suo potenziale. Ne sono rimasto scioccato, innamorato e ossessionato. Per me è l’auto migliore di tutti i tempi, perché ogni singolo dettaglio è l’esasperazione di una lettera d’amore per la sua antenata. E la F1 sarà fiera di vedere la propria eredità portata avanti con così tanta magnificenza.
