Molte Curve – Il Giro di Toscana 2026 | Eventi
C’è chi lo crede soltanto un evento. Qualche curva – magari molte, come suggerisce il nome – bei paesaggi e una mangiata ristoratrice. In realtà è la massima espressione del piacere di guida, la concretizzazione del concetto di passione condivisa. Ma forse, questa edizione è stata anche molto altro. E probabilmente non esiste un modo per farlo comprendere davvero a chi se lo farà raccontare.


Testo Alessandro Marrone / Foto Nicolas Grandi
Spesso capita di guardarsi indietro e rendersi conto che facciamo queste cose da diversi anni. L’obiettivo rimane però sempre lo stesso: migliorarsi e inseguire un ulteriore traguardo, perché la vita e il lavoro non sono fatti di destinazioni, ma di tappe intermedie. Con il tempo mi sono reso conto dell’inesorabile distanza tra ciò che immaginiamo e ciò che è realmente possibile concretizzare. Il Giro di Toscana è stato esattamente una di quelle situazioni. Erano almeno un paio d’anni che continuavo a ripetere ai colleghi in redazione quanto avrei voluto portare uno dei nostri eventi in Toscana, ma per un motivo o per l’altro abbiamo sempre rimandato. Fino ad ora.

Perché in fondo si tratta semplicemente di prendere una decisione e portarla avanti, affrontando tutti i dubbi che inevitabilmente accompagnano un gruppo di auto sportive lungo alcune delle strade più panoramiche e, al tempo stesso, potenzialmente più frequentate di una delle regioni più belle d’Italia. Strade speciali, soprattutto per chi respira motori, anche grazie al fatto che la Mille Miglia ha attraversato parte dello stesso asfalto appena un paio di giorni prima di noi. Ma tornando per un attimo indietro sul calendario, tutto ha iniziato a prendere forma quando ho convinto i colleghi che scenari di questo tipo non potessero più aspettare. Era finalmente arrivato il momento di dare vita a una nuova edizione della Molte Curve.








Strade che sembrano pennellate da un artista di altri tempi si snodano tra colori che fino a quel momento pensavo potessero esistere soltanto nelle fotografie di Franco Fontana. E invece, contro ogni previsione, ciò che avevo immaginato durante gli ultimi sopralluoghi è stato addirittura superato dalla realtà. Mi ritrovo immerso in un quadro troppo bello per sembrare vero. Un campo giallo paglierino si intreccia con un prato verde, entrambi delimitati da ordinati filari di cipressi. Sullo sfondo si susseguono nuovi livelli di questo straordinario gioco di colori e forme quasi geometriche, mentre alcuni puntini colorati iniziano a farsi largo all’orizzonte, annunciando il loro arrivo attraverso il suono dei motori. Ma andiamo con ordine.





I numerosi equipaggi che hanno preso parte all’edizione 2026 della Molte Curve si sono radunati presso l’Hotel Villa Il Patriarca di Chiusi. Mentre il sole iniziava a salire nel cielo si sono svolti accrediti, colazione e briefing, fondamentali per garantire un’esperienza senza compromessi. Nuovi appassionati hanno incontrato partecipanti ormai abituali e, puntuali come previsto dalla tabella di marcia, hanno dato il via a una giornata che prometteva curve, panorami e divertimento. Gli ultimi sticker numerici vengono applicati sulle fiancate, i roadbook vengono aperti alla prima pagina e i motori si accendono, dando vita a un concerto di cavalli vapore pronto a riecheggiare lungo chilometri di Val d’Orcia e Chiantigiana.





Delineare un itinerario in questi luoghi potrebbe sembrare semplice, ma la realtà è ben diversa. Una svolta sbagliata può significare perdere uno scorcio memorabile, imboccare una strada sterrata o allungare inutilmente il percorso. Non abbiamo lasciato nulla al caso e abbiamo approntato un itinerario capace di toccare alcuni dei luoghi più iconici dell’area senza sacrificare l’aspetto più importante del driving tour: l’esperienza al volante. Oltrepassiamo Sarteano e ci dirigiamo verso sud in direzione Radicofani, lungo una delle tratte che più profumano di Mille Miglia, prima di puntare verso nord-est e raggiungere Chianciano Terme, dove ci attende il primo punto di raggruppamento.



Montepulciano, Monticchiello, Pienza, San Quirico d’Orcia e poi verso Asciano, attraversando alcuni dei punti più suggestivi dell’intero percorso. Il traffico è sorprendentemente assente e questo non solo ci permette di mantenere il gruppo compatto e ridurre al minimo le attese, ma garantisce anche un coinvolgimento totale tra volante, strada e paesaggio. Superate le Crete Senesi, il percorso si fa ancora più scorrevole e dopo una tortuosa tratta in direzione Radda in Chianti, affrontiamo infine la mitica SR222, meglio conosciuta come Chiantigiana. Tutto ciò che avete sentito raccontare su questa strada trova immediatamente conferma: ogni curva sembra esistere per il puro piacere di guida.







Quasi 200 chilometri al volante consentono agli equipaggi presenti di vivere un’esperienza chiamata Toscana, che si conclude presso la Fattoria Vignamaggio, dove arriviamo addirittura con qualche minuto di anticipo rispetto a quanto ipotizzato. Aperitivo di benvenuto, pranzo e le immancabili premiazioni, durante le quali abbiamo il piacere di omaggiare alcuni equipaggi con targhe speciali ed esclusivi articoli messi a disposizione dai nostri partner. Se la guida rappresenta inevitabilmente il momento più emozionante della giornata, l’epilogo ne costituisce una parte altrettanto importante. È qui che si raccolgono i commenti a caldo, le impressioni appena scesi dalle auto, le chiacchiere sui percorsi e sulle vetture, insieme alla promessa di rivedersi presto, magari già al prossimo appuntamento.

Il Giro di Toscana è stato molto più di quanto avessi immaginato. È stato l’incastro perfetto di tanti elementi che difficilmente potranno ripresentarsi nelle stesse condizioni e che, certamente, non possono essere pianificati all’interno di un business plan. Cerco di analizzare tutto a mente fredda e mi accorgo che in fondo ogni evento lascia sensazioni simili. La differenza la fanno sempre le persone. Un gruppo ogni volta diverso di appassionati, capace di trasmettere non soltanto l’amore per le auto sportive, ma anche quel desiderio quasi istintivo di mettersi in viaggio e percorrere strade come se fosse una necessità. Le stesse linee che su una mappa sembrano semplici collegamenti tra due punti diventano qualcosa di molto diverso quando vengono percorse insieme. Da punto A sino a punto B, possibilmente attraverso il tragitto più tortuoso possibile, come abbiamo scherzosamente sostenuto fin dal primo giorno dando vita a un evento chiamato appunto Molte Curve.






Il sole di metà giugno batte sulla pelle e il suono dei motori che sfiorano il limitatore si fa sempre più vicino, fino a riempire l’aria circostante. Quando le auto arrivano, cerchi inevitabilmente gli sguardi dei partecipanti e trovi quei sorrisi, quelle chiacchiere e quell’entusiasmo che raccontano esattamente ciò che avevi sperato di trasmettere scegliendo personalmente ogni strada del percorso. Non vuole essere un semplice reportage dell’evento. È piuttosto un ringraziamento. Un omaggio a tutti coloro che hanno contribuito a rendere questo appuntamento qualcosa che va oltre un driving tour. Abbiamo guidato su strade magnifiche, con un gruppo straordinario, in una giornata perfetta, senza traffico né imprevisti.












Quando a fine giornata l’ultimo equipaggio lascia il parcheggio del ristorante, vorresti ricominciare da capo. Anche se la stanchezza si fa sentire, anche se le gomme chiedono pietà (soprattutto quando sono ancora invernali) e anche se la mente è già proiettata al prossimo appuntamento sul calendario. Perché è proprio così che deve essere. Una curva dopo l’altra. Perché a ogni svolta il panorama diventa ancora più bello.




