SUBARU WRX STI
LIGHT MY FIRE
Testo di Carlo Brema
Foto di Andy Williams
Sono sicuro che per molti di voi la scintilla sia scoccata per un’auto in particolare. Che fosse la leggendaria sagoma di una rossa di Maranello, di qualche bolide visto in qualche film o addirittura l’auto che possedevano i vostri genitori poco importa, quel che conta è che tutto ebbe inizio un giorno ben preciso e che all’epoca non ve ne sarete nemmeno resi conto. Da quel momento per voi non erano più soltanto automobili, ma qualcosa stava ormai prendendo forma dentro di voi, sino a diventare – nella maggior parte dei casi – una vera e propria ossessione. E metterei la mano sul fuoco che una buona metà di voi collega a questa scintilla, una inconfondibile sagoma blu, superdotata grazie ad un enorme spoiler al posteriore e gli immancabili cerchi oro. Se poi le fiancate erano adornate con quel magico 555 non c’era scampo, restare stregati era l’unica cosa possibile.
Sto scrivendo queste righe con il magone nel cuore e la consapevolezza che ogni volta che parleremo di Impreza o di WRX STI – come Subaru ha voluto battezzare l’ultima serie in questione – sarà sempre rivolgendoci al passato o ad un ipotetico futuro, che almeno per il momento sembra uno scenario irrealizzabile. Subaru ha tenuto alta la guardia per ben 20 anni, superando per aspettativa di vita anche l’acerrima avversaria di sempre di Mitsubishi (Lancer Evo), ma il mondo di oggi è completamente cambiato rispetto a quello di qualche anno fa. Adesso ci sono centinaia di restrizioni, tasse sulla potenza, fare il pieno di benzina è come svaligiare una gioielleria e ci mancavano pure le severe limitazioni che hanno già stroncato una bella risma di sportive, obbligando le case a rivedere profondamente la propria gamma. La WRX STI non ne è esente e quindi ci lascia, augurandoci che questo sia però soltanto un arrivederci e che presto torneremo a parlare di una sua nuova incarnazione, una nuova generazione che possa far continuare a battere i nostri cuori e che raccolga il testimone lasciatole dall’ultima serie di un’auto che mi ha trascinato in questo mondo fantastico. L’abbiamo guidata ancora una volta ed è stato emozionante come mai avrei immaginato.
Dovete sapere che quando arriva un’auto interessante in ufficio c’è sempre una lotta per chi avrà la fortuna di recensirla e di conseguenza di guidarla più a lungo. Ogni valida idea riguardo il tipo di articolo, location per gli shooting fotografici o suggerimenti per costruire attorno una storia ben più che interessante, è un passo avanti verso la chiave dei desideri e quella della WRX STI significa molto di più. Come vi ho detto qualche riga sopra, se faccio parte di questo mondo e non vedo le automobili come semplici alternative al tram, è proprio perche ogni volta che ammiravo le gesta di un certo Colin McRae in TV i miei occhi brillavano. Ne dovevo avere una a tutti i costi e sono anche riuscito a esaudire il mio sogno, acquistando con tanta pazienza un modello immacolato del 2002, la cosiddetta bug eye. Aveva pochissimi chilometri ed era quasi del tutto originale, almeno per i primi tre mesi in mio possesso; poi a partire dall’impianto di scarico, a pistoni, valvole, frizione in rame rinforzata, impianto frenante aeronautico, assetto … insomma, ho trascorso più serate in garage o dal mio preparatore di fiducia che con la mia ragazza, che è poi divenuta mia moglie (santa donna!), ma l’amore per la Impreza era qualcosa di speciale e dopo aver percorso oltre 200.000km ho deciso, seppur a malincuore, di dirle addio, in attesa di trovare un modello più recente, più fresco e con il quale tornare a sentirmi un giovane ricco di sogni.
Riuscire ad avere la nuova e ultima WRX STI tutta per me non è stato facile, anzi ho sudato sette camicie ben consapevole dell’importanza che avrebbe ricoperto un cerimoniale di addio per una delle vetture più iconiche dell’automobilismo e per un qualsiasi appassionato di motorsport. Come ben saprete, nel 2014, la berlina delle Pleiadi ha lasciato per strada il nome Impreza, diventando WRX STI (ovviamente accanto alla meno potente ma pur sempre veloce WRX), ma la ricetta è sempre stata a base di motore boxer turbo, trazione integrale simmetrica, tre volumi ed un grande spoiler sul baule posteriore. Accantonati per un attimo i mitici cerchi oro, in favore dei più modaioli neri, l’ultima generazione ha ripresentato il propulsore da 2.5 litri con 4 cilindri contrapposti e sovralimentato da un turbo che ha mantenuto quel leggero lag di erogazione che contraddistingue vetture che appartengono a quei tempi (non così distanti, che sia chiaro) in cui la velocità non era mai scontata e neppure troppo facile. Affondavi il pedale del gas e per un attimo non accadeva nulla, poi entrava in gioco il turbo ed erano fuori d’artificio.
Lo sbuffo resta inconfondibile ed anche il borbottio del boxer, nonostante sia fin troppo ovattato infischiandosene dei quattro cannoni al posteriore. La trazione resta ovviamente integrale, come su tutte le Subaru esclusa la coupé BRZ, con una distribuzione della potenza simmetrica tra i due assi e la possibilità di averne più su quello anteriore o su quello posteriore grazie al SI-drive, che altro non è che un’evoluzione del vecchio e caro DCCD. La STI va guidata costantemente in modalità Sport Sharp, infischiandosene del consumo carburante o di qualsiasi altra ridicola restrizione. È un’auto nata per uno scopo soltanto, correre più forte di tutte le altre. Il fatto di non avere livrea da competizione sulla carrozzeria non deve trarre in inganno, il MY2018 ha affinato la versione 2014 non solo a livello estetico, ma anche dal punto di vista dinamico. Se il look ha gruppi ottici più sottili e filanti, un differente paraurti anteriore e le pinze del potente impianto frenante Brembo di colore lime, quello che davvero interessa ai fedelissimi clienti Subaru sta sotto al cofano e sotto al guidatore stesso: sto parlando del motore e del telaio. Ci sono 300 cavalli e 407Nm di coppia a spingere la tonnellata e mezza di peso e mentre a bordo c’è ampio spazio per 5 persone e rispettivi bagagli, l’assetto della WRX STI si rivela essere abbastanza comodo per guidare in città senza avere il terrore di dossi o tombini, ma rigido quanto basti per fiondarsi su qualche strada tutta curve e giocare di punta-tacco come se non ci fosse un domani.
L’abbiamo provata sul Col de Turini, asfalto sacro omaggiato da una delle auto più simboliche per il mondo dei rally, ma abbiamo anche guidato su strade che percorriamo quotidianamente per i nostri test, strade per le quali possiamo peccare di arroganza e sostenere che conosciamo bene ogni singolo centimetro e quindi significa che i presupposti per portarla al limite non mancano, no davvero. La risposta del boxer è esattamente come te la aspetteresti: devi innanzitutto avere la marcia giusta e se la lancetta del contagiri è leggermente più in basso dei 3000 rpm, passa quel secondo che ti permette di prepararti psicologicamente e poi sei premuto al sedile grazie ad un’erogazione costante, prepotente e che si affida alla eccezionale trazione delle quattro ruote, le quali ti consentono di affrontare curve di ogni tipo a velocità oscene. Se nei tornanti più stretti giochi con la leva del freno a mano, nelle tornate più ampie ti affidi al telaio ed al carico aerodinamico gestito dal grosso spoiler, non soltanto feticcio di rara bellezza, ma un autentico strumento di pressione verso il basso e all’occorrenza, il tavolo da picnic definitivo per un break immersi nelle montagne.
Anche il cambio è rimasto manuale, un 6 marce che sa di racing e alle volte non risulta essere impeccabile, impuntandosi, soprattutto nel passaggio dalla terza alla seconda marcia. Bisogna imparare a conoscerlo bene, trattarlo con fare deciso proprio come dovrete fare con il pedale del freno. Sì, la STI è in grado di fare grandi cose, ma vuole assicurarci che anche voi siate davvero sicuri di volerlo, ecco perché è grandiosa come un tempo. Certo l’SI-Drive varia sensibilmente la risposta dell’acceleratore e dello sterzo, ma state pur certi che la vera differenza la faranno i vostri piedi e le vostre mani. Guidate senza troppi pensieri e la STI sarà capace di accompagnarvi al supermercato o al lavoro, trattatela come la vostra schiava dispensatrice di desideri e prosciugherà il serbatoio nel modo più divertente possibile. Vi ho già detto che il grip è infinito? Si, l’ho detto sicuramente, ma sappiate che basta disinserire il controllo trazione e impostare la ripartizione con il 70% sull’asse posteriore per avere tra le mani tutto un altro tipo di auto, una sportiva alla quale piace allargare in uscita di curva, ma al tempo stesso in grado di tirarvene fuori mentre sbraita e fa scoppiettare lo scarico là dietro. Tutto questo con il comfort di sedili in pelle, navigatore satellitare, clima, autoradio e una visibilità perfetta, dove sentirete la mancanza di una presa d’aria sul cofano anteriore, purtroppo sempre ricavata all’interno del cofano stesso e non sopra come sino al 2013.
In manovra potreste accusare qualche problema di visuale per quanto riguarda il posteriore, ma ad aiutarvi ci sarà una retrocamera, mentre mettete in conto di diventare buoni amici con il benzinaio, dato che il consumo nel ciclo misto dichiarato in 10,9 l/100km non potrà essere onorato, perché guidarla badando al consumo sarebbe un insulto alla vostra passione e quest’auto è per veri appassionati. Gli altri non possono capirla, qualcuno la rispetta, ma molti non sono tuttora in grado di capire che dietro a un look così macho non c’è soltanto un motore rumoroso e tanta voglia di attirare gli sguardi. Quando guidi una STI ti porti appresso un pizzico di McRae, Burns, Solberg & company ed ora il peso della responsabilità si fa ancora più imponente. Hai tra le mani un pezzo di storia Subaru, il tassello più rappresentativo, quello che ha reso una sagoma e un abbinamento di colori (blu e oro) un vero e proprio simbolo, al pari di una Ferrari rossa, ma in questo caso raggiungibile da chiunque con ben più modesti sacrifici. A prescindere che si tratti di una delle 55 Legendary Edition, modello prodotto proprio per celebrare l’addio, o che sia una “normale” WRX STI o una Impreza WRX STI che di originale non ha nemmeno più un tappino delle gomme, ricordate che state conducendo un fuoco che arde. Tenete la fiamma viva, altri Subaristi vi saluteranno perché sanno cosa significa, sanno che molti bambini vi guarderanno per strada e in quel momento potrebbe scoccare la stessa scintilla che vi ha portato dietro a quel volante, con quel sorriso e da oggi con un po’ di magone e la speranza che questo sia soltanto un arrivederci.
SUBARU WRX STI
Layout – Motore anteriore, trazione integrale
Motore – 4 cilindri boxer 2.457cc – turbo
Trasmissione – cambio manuale a 6 rapporti
Potenza – 300 cv @ 6.000 rpm
407 Nm @ 4.000 rpm
Peso – 1.527 kg
Accelerazione – 5,2 sec.
Velocità massima – 250 km/h
Prezzo – da €46.590 (esemplare in prova da € 50.590)




















