A cura di Andrea Albertazzi / Foto di KAMM Manufaktur
L’errore che si potrebbe commettere è quello di cadere nel più tipico dei luoghi comuni esclamando “Ah, la solita Porsche!”. Del resto, che la sportiva di Stoccarda sappia reinventarsi da oltre mezzo secolo eppure restare incredibilmente fedele a se stessa è un fatto arcinoto. Lo stesso dicasi per tutti quei preparatori che nel corso dei decenni hanno applicato una propria visione, chi andando a spremere molti più cavalli, chi andando invece a rivisitare icone del passato cercando di renderle più a proprio agio nel panorama contemporaneo. Immaginerete quindi quanto sia difficile fare in modo che la propria voce spicchi tra le (tante) altre. Occorre qualcosa di differente, particolare. Occorre una proposta che non sia commercialmente disposta ad assecondare ogni singolo desiderio del cliente, ma che porti il cliente stesso a capire che questa specifica visione è la migliore che potrebbero trovare.


La filosofia di KAMM Manufaktur ci ha sorpreso proprio per questo. Come dice Miklosz Kazmer “Non è una tela bianca. Alla base c’è sempre la nostra filosofia.” Ecco, queste parole ci fanno capire che l’obiettivo primario è quello di creare un’auto perfetta e che mette dei canoni ben precisi alla base. È una visione differente, che non insegue prestazioni da attacco cardiaco, ma la capacità di riscoprire e celebrare il più puro piacere di guidare stringendo il volante di un’insospettabile 912.
Mescoliamo le carte e partiamo dalla fine: la 912 è l’auto sportiva definitiva?
Potrebbe esserlo. Non perché sia la più veloce — tutt’altro — ma perché azzecca perfettamente i canoni fondamentali. È leggera, compatta, semplice e disarmante nella sua sincerità. Sai sempre cosa sta facendo e soprattutto non serve una velocità esagerata per godersela. Questa è la magia: coinvolgimento reale, a velocità reali. Oggi è una cosa rara.

Quindi, quando abbiamo perso quella sensazione? Quanto indietro dobbiamo tornare?
A quando le auto sportive erano costruite attorno a leggerezza e semplicità.
Le moderne auto ad alte prestazioni sono straordinarie sulla carta: più veloci, con più grip, più capaci sotto ogni aspetto misurabile. Ma sono anche più pesanti, più filtrate e sempre più dipendenti dall’elettronica. Guadagni prestazioni, certo. Ma perdi qualcosa di più difficile da definire: l’intimità. Quel dialogo diretto e meccanico tra pilota e macchina sta svanendo.

Dove si inserisce KAMM Manufaktur in tutto questo?
È iniziato come qualcosa di profondamente personale. Sono un videomaker, ma le auto sono sempre state una costante. Mio padre era un ingegnere e sono cresciuto in un’officina di auto da rally, quindi quel mondo è sempre stato lì, sullo sfondo.
Col tempo sono arrivati vari progetti e restauri su modelli raffreddati ad aria, sempre inseguendo gli stessi ideali: leggerezza, equilibrio, semplicità, connessione. Poi è arrivata la 912. Aveva tutti gli ingredienti giusti ed era un’outsider. Questo contava. Le aspettative erano basse, il che rendeva il potenziale ancora più entusiasmante. Da lì, le cose sono cresciute. Lentamente, in modo organico, KAMM ha preso forma.
Hai subito capito che sarebbe diventato un business?
Assolutamente no. All’inizio si trattava solo di dimostrare il concetto, vedere se l’idea funzionava nella realtà. Una volta verificato, il resto è arrivato naturalmente. L’azienda esiste perché l’auto aveva senso, non il contrario.


Cosa definisce una KAMM 912?
Tutti si aspettano che dica la leggerezza. Sì, è fondamentale. Ma in realtà si tratta di guidabilità. La leggerezza è solo il mezzo. Affina tutto: sterzo, frenata, risposta, agilità, equilibrio. L’auto prende vita. Oltre a questo, conta la coerenza. Ogni elemento deve sembrare parte di un’unica idea. Nulla di casuale, nulla fuori posto.
Quanto tempo serve per costruirne una?
In genere dai 12 ai 18 mesi, a seconda dell’auto di partenza e della specifica. Si comincia con una consulenza dettagliata — definendo l’auto, modellando la visione — seguita da budget e primi rendering. Poi inizia il vero lavoro. Non è un restauro: è una reinterpretazione totale, costruita con intenzione. E questo richiede tempo.

Quanto può intervenire il cliente?
Molto, ma entro certi limiti. C’è sempre una chiara filosofia KAMM alla base, quindi non è mai una tela bianca. Ma all’interno di quel perimetro è un processo molto personale. Alcuni clienti vogliono qualcosa di più rilassato, più da gran turismo. Altri qualcosa di più affilato e focalizzato. Noi costruiamo attorno a questo.
Parliamo di numeri: prezzo e disponibilità.
Attualmente ci sono tre modelli.
La 912T parte da 245.000 € ed è orientata a un carattere più rilassato, da viaggio. La 912C parte da 345.000 € in versione Semi-Carbon e 395.000 € in Full Carbon. Al vertice c’è la 912C RS: 650 kg, 230 CV, 450.000 € e limitata a soli 9 esemplari.
Le auto di base non sono incluse, ma possiamo occuparci noi di reperirle. Al momento abbiamo esemplari disponibili negli Stati Uniti e in Ungheria. I tempi sono di circa 12–18 mesi.


Se dovessi concentrarti su una sola cosa, quale sarebbe?
La guidabilità. Sempre.
La leggerezza conta, ma non è il fine ultimo. L’obiettivo è la sensazione. Un’auto reattiva, intuitiva, appagante. Qualcosa che semplicemente “funziona”.
E se dovessi scegliere un’altra base?
Questo sarebbe un bel problema: non è facile. Ci sono candidate interessanti, certo, e ci pensiamo. Ma trovare un’auto che soddisfi così tanti requisiti già in partenza? È raro. La 912 funziona e basta.
Dimensioni giuste, equilibrio giusto, carattere giusto. Puoi evolverla, raffinarla, senza snaturare ciò che la rende speciale.
