Audi RS6 GT | Test Drive
Quel maledetto giorno è arrivato. Un altro addio da dover pronunciare troppo presto. O forse non siamo semplicemente pronti. Salutare l’RS6 fa male e dopo aver portato l’esclusiva GT sui tornanti del Colle dell’Agnello, la consapevolezza che resteremo orfani di un modello grandioso ci morde lo stomaco. Il conto alla rovescia comincia qui.
Testo Alessandro Marrone / Foto Jay Tomei

Non sono mai stato bravo con gli addii. Ma poi, in realtà, chi lo è. Quando hanno detto che la RS6 per come la conosciamo avrebbe anch’essa varcato quella strada senza uscita è stato l’ennesimo colpo al cuore. Un’altra auto per appassionati che se ne stava andando, pronta a raggiungere un magazzino di emozioni alla guida destinato a estinguersi come un fuoco che non viene alimentato. Il crepitio si fa più sottile, poi comincia a confondersi con gli indistinti rumori dell’ambiente. Quel che avverrà dopo non ci è dato saperlo e molto probabilmente non lo sanno nemmeno loro. Dico questo perché dapprima si parlava di una futura RS6 completamente elettrica, divenuta – perlomeno – ibrida Plug-In. Ciò che è quasi certo è che questo potrebbe essere il canto del cigno del poderoso V8 biturbo. Ecco perché la RS6 meritava una standing ovation, un modello celebrativo e una giornata là dove la gente comune non penserebbe mai di mettere alla prova una super wagon da oltre due tonnellate.



Ho scelto il Colle dell’Agnello quasi per caso. Soltanto a metà strada mi sono reso conto che in realtà eravamo venuti qui per un altro commuovente addio (quello alla Jaguar F-Type R, pubblicato sulle nostre pagine circa un paio di anni fa). Sul fatto che la scelta possa essere imperfetta, perlomeno date le dimensioni e la potenza dell’Audi, non v’è dubbio. Ma personalmente reputo che ci sia un fattore che andrebbe messo davanti alle prestazioni assolute, soprattutto quando sai che i prossimi chilometri saranno gli ultimi che potrai percorrere seduto al volante di una certa concezione di automobile.

La RS6 GT è la conclusione di un’epoca. È un tributo a se stessa, al proprio passato e quei clienti che l’hanno sempre interpretata come qualcosa di più che una semplice auto per la famiglia provvista di una valanga di cavalli sotto al cofano. L’ho detto spesso e lo ripeto: la RS6 è la perfetta alternativa alla R8. Del resto, se avete famiglia, un cane e dovete sempre portare una mezza dozzina di trolley, non c’è niente di meglio che un’unica soluzione capace al tempo stesso di trasferire su asfalto prestazioni da supersportiva. È stato un ritrovato ingegneristico che ha segnato in maniera indelebile l’intero mondo dei quattro anelli, passando per generazioni capaci di vivere di vita propria, superando la sempre ingrata prova del tempo.




RS6 GT, ovvero l’edizione celebrativa che Audi materializza in 660 unità numerate progressivamente, di cui appena 40 destinate al mercato italiano. E dato che so bene che avrete sbirciato qualche pagina più avanti, togliamoci subito il sassolino dalla scarpa. Il prezzo è esorbitante, ben €246.000, ovvero centomila Euro in più rispetto ad una tradizionale RS6 Avant. Per la cronaca, non perdetevi in ulteriori conti, intanto sono già state tutte vendute. Che sia devozione al brand, malinconia preventiva o progetti speculativi, la realtà della RS6 GT è che dietro a questa cifra che ci conduce senza mezze misure in territori solitamente riservati a supercars in piena regola, vi è un tributo al mondo Audi come mai è stato fatto prima.

La GT non è un’auto che passa inosservata, soprattutto con questa librea – la migliore delle tre disponibili – bianco Arkona con pellicole adesive che giocano con fibra di carbonio a vista richiamando in maniera intelligente i tipici colori Audi Sport. A livello estetico abbiamo sostanziali differenze rispetto ad una tradizionale RS6, chiaramente ispirate alla 90 quattro IMSA GTO dell’89, ovvero una nuova mascherina anteriore, giganteschi cerchi bianchi da 22 pollici e uno spoiler posteriore più pronunciato. Ma quello che conta davvero è invisibile all’occhio. Stiamo parlando dell’ampio utilizzo di fibra di carbonio e di sospensioni con ammortizzatori a ghiera regolabili manualmente. Avete letto bene, infatti Audi mette a disposizione dei propri clienti una valigetta con apposito kit per regolare secondo le proprie specifiche preferenze l’assetto della GT. Nel suo caso troviamo poi un differenziale posteriore sportivo integrato alla famigerata trazione integrale quattro, il modo migliore per distribuire l’enorme riserva di coppia tra le ruote dello stesso asse. Più bassa di 10 millimetri, la RS6 GT dispone anche di sterzo integrale dinamico, ma di questo ne parleremo più avanti, una volta inanellata qualche curva come si deve.




Certo, a leggere questa sequela di informazioni – per altisonanti che possano apparire – si fatica ancora a giustificare un prezzo universalmente impegnativo. Il fatto è che la strada oltre Pontechianale lascia poco spazio a dubbi residui e dopo aver richiamato una delle due modalità RS personalizzabili, è giunto finalmente il momento di immergermi nella celebrazione massima di un modello che tributa un’intera epoca, quella delle RS6 a combustione interna (tolto il fatto che la RS6 è in realtà un mild-hybrid).
“I sentimenti dell’uomo sono sempre più puri e brillanti nell’ora dell’incontro e dell’addio”. Non che ci fosse bisogno di enfatizzare le sensazioni odierne, ma la consapevolezza che questo incredibile giro di giostra stia finalmente cominciando a spostarsi su livelli dinamicamente seri risveglia tutti e cinque i sensi. Gli occhi sono spalancati e le orecchie si tendono verso l’esterno, cercando di catturare quegli scoppiettii emessi dalle due enormi bocche di scarico avvolte dall’estrattore posteriore. Certo il sound sarebbe potuto essere anche superiore, ma sappiamo benissimo che con un qualsiasi impianto aftermarket, questo V8 suonerà come il Ragnarok portato all’ennesima potenza.

Premendo a metà pedale, l’RS6 GT divora i tratti rettilinei con una scioltezza che sembra utopica per una vettura di cinque metri e 2,2 tonnellate di peso. Gli pneumatici digrignano i propri tasselli sull’asfalto caldo, sfruttando gli alti gradi di temperatura per offrire un comportamento innaturale per un’auto di questo tipo. La strada si apre per qualche chilometro e approfittando della totale assenza di traffico in entrambi i sensi di marcia, capisco che questa sarà una delle poche occasioni odierne per spingermi il più possibile verso la linea di confine che separa prestazioni ottime da strabilianti.


Il comportamento su strada è spiazzante. Resto letteralmente imbarazzato per la facilità con cui sia possibile tenere giù in curva. Il V8 biturbo, che eroga gli stessi 630 cavalli della RS6 Performance, ha una spinta assurda. Da 2.000 giri incomincia a premerti al sedile con guscio in carbonio. Il paesaggio diventa sfocato e cerchi un punto fisso là davanti oltre il cofano, puntando lo sterzo con più precisione a ogni chilometro che passa. Questo perché lo sterzo integrale riduce virtualmente il passo della RS6, mostrando un’agilità che né tu né la fisica avreste creduto possibile. Tant’è che nelle curve più accentuate entri ed esci con una violenza che conferma quanto non si tratti di una semplice auto potente, ma di un oggetto capace di unire praticità a performance, garantendo un coinvolgimento alla guida che inizi a comprendere davvero nel preciso istante in cui cominci a fare sul serio. Il grip poi, la trazione che ti tira via in uscita di curva, mette a dura prova il tuo corpo, a metà tra il comfort totale e gli sballottamenti dovuti alle andature odierne a dir poco sostenute.

Le differenze con una RS6 “tradizionale” prendono forma proprio in quel sottile confine. Non si tratta di potenza fine a se stessa, tantomeno di quella coppia massima di 850 Nm che rende la curva dei giri tra 2.300 e 4.500 un (breve) momento in cui stringere il volante più forte rispetto al solito. È la dinamica che si percepisce tra le curve, il modo in cui la GT legge l’asfalto e lo governa che trasmette le maggiori differenze rispetto alla versione cosiddetta normale. La senti, rigida come una tavola, eppure precisa al millimetro. In quel momento ingombri e peso svaniscono nel nulla ed è come se fossi appeso al volante, sopra un telaio che non ha nulla da invidiare a supersportive nel più tradizionale senso del termine.



Ascoltatemi bene. La RS6 GT non offre sensazioni da Lotus (et similia), ma ciò che il corpo umano percepisce nell’aggrovigliato destra/sinistra di una strada di montagna insolitamente solitaria è il medesimo, con l’unica differenza che con una pressione dell’acceleratore, l’elastica reazione del V8 biturbo ti scaraventa verso l’orizzonte con una violenza alla quale è difficile fare l’abitudine. I freni, con dischi carboceramici da 420 mm all’anteriore e 370 al posteriore sono un aspetto oserei dire fondamentale. Sono il salvagente che rimedia all’errore umano, ma anche l’unico modo per frenare in maniera efficace un gigantesco proiettile sparato a velocità assurde su una strada troppo stretta per questo tipo di cose.

Ovviamente non è possibile percepire i 40 kg di meno rispetto alla solita RS6 Avant, come del resto non senti i 30 cavalli in più. Quello che invece senti sino in fondo alle ossa è come la dinamica di guida sia differente, già a partire dalla modalità Dynamic. La GT non è nervosa nel senso lato del termine. Intendo dire che senti il rotolamento degli pneumatici da 285 e che la ridotta altezza da terra potrebbe causare qualche strofinamento del paraurti a terra, ma lo sterzo e il comfort dei sedili filtrano abbastanza da non intaccare il senso ultimo di essere una grossa wagon e non uno sfilatino per i track-day.



Sarà che sto invecchiando, ma personalmente mi emoziono più spesso con auto di questo tipo che con i soliti missili a 2 posti e rasenti al suolo che non lasciano spazio all’immaginazione. Auto come la RS6 GT sanno ancora come lasciarti a bocca aperta e farti chiedere “cosa diavolo gli è passato per la testa a questi?”, rendendo ogni giorno trascorso alla guida una nuova sfida contro le proprie convinzioni. La RS6 GT fa proprio questo, ovvero prendere un’auto che sostanzialmente ho sempre reputato perfetta al 99% e la porta al 99,9%, ma soltanto perché il 100 si è soliti riservarlo per qualcosa che forse non esisterà mai, soprattutto con le attuali premesse del mercato globale.

Perdonatemi quindi se non intendo soffermarmi nemmeno un secondo sul sistema di infotainment, sui mille schermi che riportano qualsiasi informazione – utile o meno – di fronte agli occhi del guidatore, oppure a portata di touch adattivo, peraltro non sempre impeccabile. Non sono dettagli rilevanti, soprattutto quando il ticchettio dell’estinzione riecheggia nei lunghi corridoi del Valhalla, là dove auto come la RS6 si sono guadagnate un posto al tavolo dell’eterno banchetto. La GT attira più sguardi di una Lambo, questo è un dato di fatto. Che poi la stragrande maggioranza di curiosi e pseudo-appassionati non abbia idea che si tratti della GT, di cosa introduca e di quanto più speciale sia è un discorso a parte. Con questa livrea e quelle ruote che strizzano l’occhio alle Hot Wheels che amavano da bambini, risveglia emozioni intorpidite dalla noia del panorama automotive contemporaneo, troppo concentrato a “fare la cosa giusta”, anziché realizzare l’auto giusta.



“Mamma, papà. Ancora un giro, vi prego!” – quante volte le serate al luna park prolungavano il proprio epilogo con la nostra incessante richiesta? Ne ho perso il conto. Un altro giro, su e giù per un Agnello che ancora una volta si adopera come palcoscenico di un ultimo atto che speravamo poter rimandare ancora per qualche tempo. Tolto il fatto che sia perfettamente possibile guidare la RS6 GT come un buon padre di famiglia, la domanda è perché mai dovreste desiderare farlo. La confidenza è viscerale, ma sai benissimo che sia frutto dell’assurda tecnologia della vettura e non merito tuo. È un po’ come avere un coccodrillo del Nilo a guardia della casa: sai che farà un ottimo lavoro, speri soltanto che non ti strappi via le ossa come se fossero Mikado. La RS6 GT è un coccodrillo del Nilo: grande e grossa, non passa inosservata, fa rumore ma soltanto quando arrabbiata e si muove premuta al terreno, senza lasciare scampo.

Le ore volano via veloci e le ombre iniziano ad allungarsi. Mentre il passo alpino si fa sempre più solitario, accosto e tiro un sospiro, quasi come a buttare fuori tutta l’adrenalina accumulata tirando 630 cavalli su per una tortuosa strada di montagna. Un’altra volta con l’amaro sapore della fine in bocca, reso ancora più triste dal fatto che queste auto si vendano come il pane la domenica mattina. Eppure il mondo vuole altro, ce lo raccontano infiocchettando le mille cose che ad un appassionato non farai mai apprezzare, soprattutto se questo significa rinunciare a momenti come questo, dove l’unico pensiero è quello di tenerezza verso la carta carburante. Ma che importa, se questa fosse l’ultima occasione bisogna viverla appieno. Senza rimpianti, senza mezze misure, esattamente come l’RS6 più esagerata di sempre. Il perfetto tributo ad una leggenda del motorsport è in realtà la celebrazione definitiva di una sportiva stradale che è un inno al piacere di guida, capace di unire prestazioni ed efficacia nel perfetto incastro di un momento che non sarebbe potuto arrivare né prima, né dopo.


La RS6 GT è un attimo fuggente, un respiro di sollievo che ci permette di fermarci un secondo e ringraziare la visione di un’auto sportiva che non ha mai conosciuto compromessi e che non ha mai rappresentato la rinuncia al divertimento, neppure quando era necessario portarsi tutta la famiglia appresso.

“Non piangere perché è finita, sorridi perché è successo”.
Che poi, almeno secondo indiscrezioni, pare proprio che qualcuno abbia capito che escludere a priori una RS6 anche solo parzialmente termica sarebbe una mossa poco intelligente. Resta il fatto che nulla sarà più come prima, come questo preciso istante in cui tutto è figlio di un V8 da 4-litri e tanta benzina combusta. Perché se avete letto con attenzione non ho menzionato neppure una volta valori numerici di accelerazione e velocità massima (li trovate riepilogati nella scheda tecnica) ed è proprio questo l’aspetto che più mi ha sorpreso della GT, ovvero il fatto di non affidare la sua grandiosità ai freddi numeri, ma lasciarli come diretta conseguenza di un comportamento su strada che parla per mezzo di sensazioni ed emozioni a cui non si è mai pronti a dire addio. Rapportarsi alla GT ha un valore emotivo particolare per via dell’imminente addio, ma a conti fatti le differenze con la Performance o con una Performance con un paio di modifiche specifiche relega il gap di prezzo ad una mera questione di valore legato all’edizione limitata. Per ora grazie, ma speriamo non finisca qui. Sipario.


AUDI RS6 AVANT GT
Motore V8 cilindri twin-turbo, 3.996 cc Potenza 630 hp @ 6.000 rpm Coppia 850 Nm @ 2.300-4.500 rpm
Trazione Integrale Trasmissione Cambio Automatico a 8 rapporti Peso 2.299 kg
0-100 km/h 3,3 sec Velocità massima 305 km/h Prezzo €246.000

