MG ZR 160 | Posseduta o Desiderata?
Testo di Marco Mancino / Foto di MG Cars
Sul finire degli anni 90 e l’inizio dei 2000 sono successe tante cose. È stato un periodo di grandi cambiamenti, ma la costante nel settore automobilistico era rappresentata dalle piccole bombe: compatte sportive in grado di accompagnarci per tutta la settimana lavorativa e scatenarsi poi il weekend mettendo in mostra uno spirito dedito al più viscerale divertimento alla guida. MG non è rimasta a guardare, del resto stiamo parlando di un’epoca che pare lontana anni da luce dai crossover elettrici prodotti dall’attuale proprietà cinese.

Nel 2001 significava prendere una Rover 25, irrigidirne il telaio, vestirla con un’estetica aggressiva e soprattutto ficcare sotto al cofano un quattro cilindri che serviva per trasformarla in qualcosa di molto più interessante: la ZR 160. Là davanti troviamo il celebre K-Series da 1.796 cc, 4 cilindri in linea 16 valvole con doppio albero a camme e sistema VVC – Variable Valve Control. Aspirato, senza turbo né compressore, sviluppa 160 cv a 6.900 giri e 174 Nm a 4.700 giri.È un motore che chiede di essere tenuto allegro, esattamente come si conviene a una piccola sportiva dell’epoca. E noi sbarbatelli non volevamo altro.

La trasmissione è rigorosamente manuale a cinque rapporti e la trazione anteriore. Con circa 1.090 kg dichiarati a vuoto, il rapporto peso/potenza è quello che conta davvero: la ZR non va molto per il sottile e nonostante offra un abitacolo perfettamente civilizzato, è devota ad un telaio molto comunicativo con chi stringe il volante. Il risultato è uno 0-100 km/h in 7,8 secondi e 210 km/h di velocità massima. Quello che accade nel frattempo è goduria su ruote. MG intervenne sull’assetto rendendolo più rigido e completò il pacchetto con cerchi da 17 pollici e pneumatici 205/45, mentre l’impianto frenante prevedevadischi ventilati all’anteriore e tradizionali al posteriore.Il passo corto, la carreggiata relativamente larga e il peso contenuto facevano il resto.

Fuori, spoiler posteriore, paraurti maggiorato e proporzioni compatte dichiaravano immediatamente le intenzioni. Dentro, sedili più profilati, pedaliera in alluminio e una strumentazione dal carattere decisamente sportivo completavano una formula senza fronzoli. E poi ognuno ci metteva un tocco personale; era molto facile incontrare un altro possessore di MG, ma incredibilmente difficile che due modelli fossero lasciati originali o comunque identici tra loro.
La ZR 160 l’abbiamo avuta tutti e se non è stato così, l’abbiamo perlomeno sognata. In caso contrario stento a credere che ci si possa definire appassionati. Era un’auto leggera, una scelta fuori dal coro che tra la ragguardevole potenza dei suoi 160 cavalli e un peso ridotto all’osso garantiva una guida adrenalinica e un comportamento tra le curve che oggi è merce più unica che rara.

