Alfa Romeo Tipo 159 | Nasce il Mito dell’Alfetta
Nel panorama della Formula 1 degli anni ’50, la Alfa Romeo Tipo 159 si distingue come uno dei prototipi più avanzati e temuti dalla concorrenza. Evoluzione diretta della celebre Alfa Romeo 158, rappresenta il culmine dell’ingegneria italiana del dopoguerra, combinando potenza straordinaria, affidabilità meccanica e un design aerodinamico in grado di affrontare le piste più impegnative dell’epoca.

La Tipo 159 nasce dalla volontà di Alfa Romeo di confermare la propria supremazia nelle competizioni automobilistiche internazionali, dopo la pausa forzata dovuta alla Seconda Guerra Mondiale. Derivata dal modello 158, già vincitore di numerosi Gran Premi alla fine degli anni ’30, la 159 introduce significativi miglioramenti nel motore e nel telaio, progettati per soddisfare le nuove esigenze di velocità e stabilità sui circuiti della neonata Formula 1.

Abbiamo un motore a 8 cilindri in linea da circa 1.5 litri e due compressori volumetrici a due stadi in grado di segnare potenze superiori ai 425 cv nella versione del 1951. Questo piccolo ma potentissimo propulsore, accoppiato a un cambio manuale a 5 marce, consente accelerazioni impressionanti e velocità massime dell’ordine di 290 km/h, valori straordinari e non solo per l’epoca. Immaginate di essere seduti a pochi centimetri dal suolo, con un caschetto di cartapesta quale unica barriera contro la morte. Follia.

La vettura era nota per un consumo elevato di carburante e olio, ma anche per la sua straordinaria capacità di resistere alle sollecitazioni dei circuiti più impegnativi. Grazie a sospensioni indipendenti sulle ruote anteriori e posteriori a ponte rigido, la 159 manteneva un comportamento stabile anche nelle curve ad alta velocità, una caratteristica che faceva la differenza nelle competizioni. Il telaio tubolare della Tipo 159 è leggero ma estremamente rigido, ottimizzato per sostenere la potenza del motore senza deformazioni. La carrozzeria, progettata per ridurre la resistenza aerodinamica, sfoggia linee slanciate integrando un abitacolo compatto e un lungo cofano, caratteristiche che contribuiscono a un bilanciamento perfetto tra stabilità in rettilineo e agilità in curva.

Il soprannome “Alfetta” nasce negli anni ’50 come riferimento affettuoso alla vettura da parte dei piloti e degli appassionati. Il termine richiama le dimensioni compatte e l’agilità della macchina, suggerendo l’idea di una “piccola Alfa” capace di grande prestazioni. Nel corso degli anni, il nome è rimasto legato alla tradizione sportiva della casa, fino a essere utilizzato decenni dopo per una berlina sportiva, in onore della leggenda delle corse.


La 159 domina le prime stagioni della Formula 1, con piloti leggendari come Juan Manuel Fangio, che contribuiscono a consolidare il mito Alfa Romeo nelle competizioni internazionali. Aneddoti curiosi raccontano di come l’Alfetta fosse temuta dai rivali anche per la sua rumorosità in pista: il compressore produceva un suono così intenso da intimorire i piloti meno esperti. Verrebbe quasi da ridere, soprattutto pensando a come sia divenuto snob il panorama delle competizioni oggi, ma questo non fa in realtà altro che confermare quanto si parli di un’epoca in cui tutto era nuovo, in cui i margini di errore dovevano essere ridotti al minimo a causa della pericolosità delle vetture e dei circuiti. I piloti erano pionieri di un modo di inseguire la velocità che avrebbe consacrato grandi automobili nella storia del motorismo agonistico, esattamente come accaduto per la Tipo 159. Alfetta, se vi suscita simpatia.
Testo Tommaso Mogge / Immagini concesse da Alfa Romeo media

