Testo Matteo Lavazza / Foto S. Lomax
Il 2024 sarà ricordato dai posteri per l’anno in cui il mondo ha affrontato un dilemma esistenziale. Inizialmente battezzata Milano, l’ultimo crossover Alfa Romeo vede i suoi occhiolini alla capitale della moda andare in frantumi quando il Ministro delle Imprese e del Made in Italy dichiara che non è accettabile chiamare un’auto con il nome di un luogo con il quale non ha nulla a che fare, perlomeno in ambito di produzione. E se Milano non va bene, basta rifare i badge e correggere le cartelle stampa con Junior, che tra le altre cose è tanto caro agli alfisti di ieri e forse ancora meglio per proiettare Alfa in un segmento che va a posizionarsi il gradino appena prima della Tonale.

Passata questa bufera e appurato che la Junior sia prodotta negli stabilimenti Stellantis di Tychy in Polonia, è il momento di capire se le marcate influenze del gruppo possono aver dato vita ad un buon revival, oppure no. Certo è che la Junior ce la ricordavamo diversa, ma se il mercato vuole crossover a palate, i costruttori ci daranno crossover come se piovessero. La Junior, che poi è basata sulla medesima piattaforma di Jeep Avenger e FIAT 600 (giusto per citarne un paio), promette di non dimenticare il brand di appartenenza, tarando sterzo e sospensioni in maniera tale da elevare la connessione con la strada, a tutto vantaggio di uno stile di guida capace di differenziarsi dalle gemelle diverse del gruppo.



Inizialmente disponibile con due varianti elettriche, tra cui la potente versione da 280 cavalli, la Junior che abbiamo preferito provare per il nostro primo contatto è la Mild Hybrid che abbina un 1.2 da 3 cilindri ad un motore elettrico da 29 cv inserito nel cambio automatico a 6 rapporti. E ora non venite a dirmi che si tratti di un propulsore troppo piccolo per finire sotto un’Alfa, perché ci sono tre cilindri più che validi in giro, l’importante è che sia settato a dovere e in grado di appagare in quei momenti in cui si decide di intervenire sul DNA della vettura, che prevede 3 differenti modalità di guida: Natural, Advanced Efficiency e Dynamic, ognuna delle quali ben affinata per il proprio scopo e capace di evidenziare feedback netti per quanto concerne pedale dell’acceleratore, sterzo e gestione del cambio, pur sempre gestibile in prima persona mediante i paddle al volante, piccolini e in plastica.


Come ogni Alfa Romeo che si rispetti lo stile ricopre un ruolo cruciale, capace di dividere ma anche di spiccare per una personalità ormai sempre più rara negli altri listini. Non si può restare impassibili osservando il frontale. È lì che succedono tantissime cose, con gruppi ottici a “C” (anche a matrice di LED) che si incastrano alla perfezione con il paraurti muscoloso. E poi c’è lei, la mascherina in plastica nera intagliata, una gigantografia del biscione Alfa che non può lasciare indifferenti, sostituibile con una definita vintage, con griglia e lettering corsivo. A voi la scelta. Personalmente sono un fan del design anteriore della Junior, almeno quanto non impazzisco per il posteriore, dove la coda tronca funziona bene, ma mi lascia perplesso per la forte somiglianza con la nuova Lancia Y, anziché ricordarmi il tributo alla leggendaria TZ.







Per essere una crossover pensata per muovere famiglia 365 giorni l’anno ha già fatto parlare molto del suo design e questo – nel bene e nel male – è il segno che in Alfa abbiano svolto un lavoro fresco e di certo innovativo. Dietro a dimensioni contenute nell’ordine dei 417 cm di lunghezza e 154 di altezza, c’è un abitacolo altrettanto interessante, con posto per cinque persone, anche se gli occupanti posteriori potrebbero essere un po’ stretti, soprattutto per quanto riguarda lo spazio dei piedi. Davanti potrete optare per lo Sport Pack da €2.500 e disporre così dei sedili sportivi Sabelt, che sono pazzeschi, forse anche troppo contenitivi per un 1.2 ibrido da 135 cavalli. Continuo a dividermi tra cuore e ragione, in perfetta tradizione Alfa Romeo. Da un lato sono follemente innamorato dell’ergonomia del posto guida, ma dall’altro tendo a pensare che alla lunga, salire e scendere sarebbe più pratico con una seduta tradizionale.



Con la dovuta condivisione con il gruppo, il posto guida resta però un ottimo luogo in cui trascorrere del tempo. Abbiamo infinite regolazioni e riesco a sistemarmi bene in basso come piace a me, avendo una visuale perfetta su tutto ciò che accade attorno. Il volante, in misto Alcantara ed ecopelle – esattamente come i sedili e la plancia – offre un’impugnatura eccezionale e soprattutto in Dynamic comunica con precisione ogni cambiamento del manto stradale. La strumentazione di fronte a me è personalizzabile grazie al display da 10,25”, mentre dal touch centrale di pari dimensioni viene controllato l’infotainment, che mantiene i tasti fisici per i comandi del clima. Ottimo. Niente leva del cambio, ma un tunnel centrale con qualche vano portaoggetti, tasto di accensione tondo rialzato e la levetta della trasmissione accanto al selettore delle modalità di guida, purtroppo letteralmente identico a quello di una qualsiasi Citroen.




La Junior da 135 cavalli – o 136 come recita la cartella stampa – non è una velocista. L’allestimento Speciale la rende “speciale” per via di soluzioni stilistiche che impreziosiscono il già ricercato design, ma quello a cui un vero alfista non intende rinunciare sono le sensazioni alla guida. Chiariamo subito che non si tratta di un Stelvio Quadrifoglio, per cui non avrete a che fare con la ridefinizione del concetto di amore. Resta il fatto che la Junior è precisa e che il 3 cilindri è corposo come non avrei pensato, tanto da farti quasi scordare di avere un cilindri in meno rispetto al solito. D’altro canto offre la classica elasticità e riduce i tempi di reazione garantendo una discreta accelerazione, anche per via di un peso di 1.380 chili.

La trazione è sul solo asse anteriore, ma l’avantreno è preciso e nonostante una gommatura tutt’altro che sportiva, la Junior Speciale in prova è stata capace di accompagnarmi per svariate migliaia di chilometri senza mai annoiare. Trovare quei sedili e altre finezze come i diffusori dell’aria circolari e con il biscione in bella vista mi ha fatto capire di trovarmi a bordo di qualcosa in cui nulla è stato lasciato al caso, facendo subito dimenticare quei piccoli difetti rappresentati dal compromesso di condividere alcune scelte – stilistiche e meccaniche – con il grande gruppo di appartenenza. Sì, perché la Junior gode di vita propria e per quanto mi riguarda potrebbe anche chiamarsi Giuseppina. Andrebbe bene ugualmente.




Sarò l’unico ad immaginare una versione Quadrifoglio? Lasciatemi dire che con il frontale che si ritrova, non chiederei altro che 350/400 cavalli e uno scarico pronto a scatenare i botti di capodanno. Per il momento, i più assetati di velocità possono optare per la EV Veloce da 280, che ha prestazioni sorprendenti unite ad una dinamica di guida ancora più affilata. Questa volta non volevo farmi distrarre da calcoli e colonnine di ricarica ed ho preferito rivolgere le mie attenzioni al 1.2 Mild Hybrid, il quale ha confermato di essere poco assetato (15,1 km/l) tuttavia brioso quanto basta a chi vuole mettersi un crossover in casa. Chiamatela come volete, l’importante è che alla prova dei fatti si guidi non soltanto bene, ma come un’Alfa Romeo e devo ammettere che le differenze con Avenger e 600 – rieccole – ci sono. Esattamente dove servono. Partendo da €29.900, la termica è al momento l’Alfa entry level, mentre per l’elettrica occorrono almeno 10 mila Euro in più. E se devo essere sincero, il nome Junior mi piace anche di più. Con l’amarcord non si sbaglia mai.

ALFA ROMEO JUNIOR SPECIALE
Motore 3 cilindri Mild Hybrid, 1.199 cc Potenza 136 hp Coppia 230 Nm
Trazione Anteriore Trasmissione Cambio Automatico a 6 rapporti Peso 1.380 kg
0-100 km/h 8,9 sec Velocità massima 206 km/h Prezzo €32.400

