Ford Bronco Badlands | Test Drive
Testo Matteo Lavazza / Foto Bruno Serra
Il pensiero di comprare uno di quegli enormi camion della terra che si vedono in quelle assurde cave australiane sta diventando un chiodo fisso. Se c’è una cosa che odio quasi più di un gruppo di ciclisti che viaggiano affiancati in file di tre è il traffico del mattino. Esco di casa e sembra che Corso Torino sia incredibilmente sgombro. Mi affretto e quei duecento metri sino al garage sono la mia dose quotidiana di imprevista attività motoria. Giusto il tempo di richiudere la saracinesca ed ecco che mi trovo imbottigliato. Qui, il tempo, si calcola in mezz’ore. Il problema è che devo percorrere appena una ventina di metri per poi svoltare e dirigermi verso l’autostrada, dove di certo la situazione non migliora, tra cantieri costantemente deserti, deviazioni allucinanti e un asfalto che non appena piove si trasforma nel terreno ideale per giocare a curling con le auto.

Ogni maledetta mattina vorrei sedere a metri da terra e passare sopra al traffico senza neanche accorgermene, cosa che con il nuovo Ford Bronco non sembra affatto una cattiva idea. È finalmente disponibile presso rete ufficiale l’iconico fuoristrada duro e puro che tra il 1965 e il 1996 ha consacrato un altro cavallo scatenato quale simbolo di libertà su ruote a stelle e strisce, made in Ford per la precisione. L’unico rimando all’ovale blu si trova infatti alla base del portellone posteriore, in un angolino, quasi a strillare quanto l’oggetto in questione goda di un’identità ben delineata e che nel corso della sua esistenza ha sempre rappresentato la scelta ideale quando si trattava di unire praticità e avventura.
Da noi (in Italia, ndr) la scelta sarà limitata alla sola variante con quattro porte, più portellone pneumatico sdoppiato (porzione inferiore che permette l’aggancio della ruota di scorta e quella superiore vetrata) con l’unica opzione del V6 turbo da 2.7-litri e 335 cavalli. Il che va più che bene, dato che l’alternativa sarebbe potuta essere il 2.3 EcoBoost con soli 4 cilindri e 300 cavalli. Discorso differente per il più aggressivo Raptor che monta un 3.0 V6 da oltre 400 cv. Ci troviamo nella fatidica “via di mezzo”, che non sa affatto di rinuncia, soprattutto se spuntate la casellina dell’allestimento Badlands come quello sul quale ho trascorso alcune tra le più divertenti settimane qui ad Auto Class.


In certi momenti vorrei essere il benzinaio accanto alla nostra redazione. In questi giorni sembra più sorridente del solito e il fatto di fare pit-stop da lui a giorni alterni potrebbe essere un indizio. Ma che importa, il Bronco è un po’ come la marmellata, tanto buona che accetti di buon grado di sporcarti. E dico sul serio, anche perché montiamo pneumatici All-Terrain che sono esattamente ciò di cui hai bisogno quando vuoi gettarti nel fango come farebbe un Golden Retriever di ritorno dalla teolettatura. Ma se pensate che si riduca tutto a fare rumore mentre schizzate terra a metri di distanza, sappiate che state sbagliando, perlomeno perché il Bronco non è affatto l’unico strumento per questo tipo di “lavoro”.

Il primo nome che viene in mente è la Jeep Wrangler, ma potremmo tranquillamente anche prendere in considerazione un oggetto come la Ineos Grenadier. Questo soltanto per il fatto che la Suzuki Jimny non offre il medesimo spazio e comfort di bordo, mentre il Land Rover Defender gode di una guidabilità e qualità costruttiva che lo rendono più vicino ad un SUV che ad un fuoristrada così grezzo, pur mantenendo doti fuoristradistiche di assoluto livello. Poi abbiamo il Ranger, che però offre una guidabilità più limitata a causa di una lunghezza superiore e del fatto che non tutti necessitino di caricare oggetti ingombranti nel cassone dietro. Basta comparative, riesco ad arrampicarmi al posto guida e non appena chiudo la portiera inizia a prendere forma una nuova consapevolezza di dominazione sull’ambiente circostante.



26,7 centimetri circa e anche i più ingombranti SUV sembrano delle piccole vetture fuori scala. Alle estremità del cofano motore ci sono due maniglie che fungono sia da ganci supplementari (in aggiunta a quelli fissati al telaio, alla base del paraurti) sia per aumentare la percezione dell’ingombro frontale. Non è un caso, perché la necessità di agevolare l’utilizzo in ambito urbano o in situazioni di fuoristrada estremo sono punti tanto distanti quanto cruciali per una vettura che sbarca nel vecchio continente per la prima volta. Un rapido sguardo attorno e sembra di essere seduto al volante di un trilocale che all’occorrenza può trasformarsi in un fantastico open-space. I tre pannelli del tetto possono essere infatti rimossi (abbastanza rapidamente) e sistemati nel vano bagagli nell’apposita custodia, ma non finisce qui. Se proprio volete che il fango vi entri sino all’ipotalamo potete smontare anche i quattro pannelli porta, lasciando lo scheletro del telaio e montanti portanti come unica barriera contro gli elementi.





Il V6 borbotta e nonostante sia equipaggiato con due turbocompressori, ha quella ruvidità che sotto una certa soglia di giri ti offre quella tipica rotazione da muscle car, concedetemelo. Il cambio automatico ha 10 rapporti e nonostante sia possibile impostare la selezione manuale dei rapporti tramite un piccolo pulsante situato a lato della leva stessa, lasciare che svolga il proprio lavoro in autonomia non ha mai messo in mostra alcun tipo di incertezza. Pesto sull’acceleratore e mentre dico addio ai primi litri di benzina, noto con piacere che i 335 cavalli muovono con una certa disinvoltura gli oltre 2.300 kg di peso del Bronco. La mole è evidente, perlopiù accentuata dalle forme squadrate che culminano in una griglia anteriore che non lascia spazio a dubbi e grida “BRONCO”. State sicuri che oggi nessuno proverà a tagliarvi la strada.

Dicevamo che premendo sul gas ci si muove veloci. E attenzione, sottolineo veloci e non semplicemente rapidi. Veloci nell’ordine dei 7,2 secondi da 0 a 100 all’ora. Tempi da compatta sportiva, con un peso che è il triplo di una Peugeot 106 Rallye. Per fortuna c’è poi modo e maniera di realizzare che ci portiamo appresso un oggetto con un assetto non certo ideato per pennellare le curve, quanto piuttosto per tagliarle saltando su cumuli di terra, pietre, sabbia e – dato che la sto guidando in pieno inverno – neve. Tenere giù in maniera ignorante è il mantra assoluto della mia esperienza con il Bronco. A prescindere dalle condizioni della strada, a prescindere da quello che mi si para davanti in una strada rimasta deserta. Con l’unica differenza che al posto della sabbia sahariana abbiamo la neve. Tanta neve.

Nei rarissimi momenti in cui ci fermiamo, l’unico suono che si insinua in abitacolo è quello del vento. Talmente forte che sembra riuscire a scuotere il Bronco. Poi muovo lentamente i BF Goodrich e con un filo di finestrino aperto ecco il crepitio della neve fresca sotto (gl)i giganteschi pneumatici.



In fase di marcia normale la trazione è sul solo asse posteriore, il che significa che puoi intraversare come un pazzo. Il Bronco ha poi una serie infinita di possibilità tra cui la trazione integrale, il blocco del differenziale posteriore e centrale, le ridotte e – esclusiva della Badlands – il differenziale anteriore con blocco aggiuntivo e sistema di disconnessione della barra stabilizzatrice anteriore per aumentare l’escursione delle ruote e degli ammortizzatori Bilstein specifici. È tecnica, pratica per principianti, ma appagante per i più estremisti tra gli amanti del fuoristrada.




La rotella G.O.A.T. (Goes Over Any Type of Terrain) permette poi di essere utilizzata in modalità automatica, lasciando che l’auto riconosca il terreno e i livelli di grip adattando quindi trazione e ripartizione, oppure selezionando tra le varie modalità: Normal, Sport, Slippery, Sand, Mud/Ruts, Rock Crawl e Baja. Se ve lo state chiedendo, nessuna di esse varia l’altezza da terra. Tutto è maledettamente troppo semplice. Queste auto ci hanno impigrito e in un momento di masochismo polare decido di verificare sin dove sarà possibile spingere il Bronco, anche dove non è più visibile nessun segno di strada. Un cartello dice “Rifugio”, la tormenta suggerisce “fuggi”, ma il Bronco non ne vuole sapere e giocando con una mostruosa coppia di 563 Nm, le quattro gomme tassellate schizzano neve a metri e metri di distanza. Il V6 sale di giri e volume e mentre i miei movimenti sul volante sono meno di quelli che avrei immaginato, mi ritrovo là dove non avrei mai pensato di arrivare. Un gioco da ragazzi, wow.

Se dovessi puntare quello che pare essere l’unico aspetto che penalizzi il Bronco è proprio la stazza. Non tanto il peso, dato che la potenza a disposizione sopperisce alla mole in gioco, quanto alla lunghezza e al passo, rispettivamente di 480 cm e 295 cm. Se infatti gli sbalzi nono sono particolarmente un problema grazie all’altezza da terra, manovrare in poco spazio occupando gran parte di un ipotetico sentiero affacciato su qualche strapiombo potrebbe suscitare un po’ di timore reverenziale verso qualche neofita. Ford ha pensato anche a questo, equipaggiando il Bronco con il Trail Turn Assist, uno dei molti e piacevoli comandi gommati al centro del cruscotto. Si tratta di un supporto pensato apposta per agevolare l’inversione in spazi stretti applicando un freno alla ruota posteriore interna alla curva. No problema adesso.


Con un pacchetto off-road pressoché interminabile, grande spazio a bordo per cinque persone pronte all’avventura più estrema e la capacità di macinare chilometri come un qualsiasi e ben più civilizzato SUV, il Bronco si disseta frequentemente, facendo segnare senza scrupoli valori medi di 5,8/6 km al litro. Ma saranno i litri di benzina meglio evaporati del vostro tempo libero, perché è di questo che si tratta in fondo. Non condivide (perlomeno non appieno) il medesimo senso di finalità lavorativa del Ranger o di un qualsiasi altro pick-up. È un fuoristrada che ti permette di attraversare il paese in linea retta, infischiandotene di incroci, sentieri e montagne da scalare. Lo fa per offrire divertimento a palate e mette in mostra l’innata abilità di un vero e proprio bronco – intendo il cavallo stavolta – una razza mansueta e storicamente sfruttata per trasporto, lavoro agricolo e svago.
In periodi di traffico intenso come questi, vorrei un Bronco anche solo che per farmi spazio e spingere quelli davanti sino a raggiungere la via più diretta verso un luogo incontaminato. Perché poi siamo tutti d’accordo sul fatto che non importi tanto lo strumento, quanto il fine ultimo. Che si tratti di una supercar da 600 cavalli o di un 4X4 fine come un rutto a fine pranzo, quello che inseguiamo è la libertà di guidare in un fazzoletto di strada tutto per noi. E quando si tratta di farlo al volante di un Bronco, se non c’è traccia di asfalto è ancora meglio.


FORD BRONCO BADLANDS
Motore V6 cilindri turbo, 2.694 cc Potenza 335 hp @ 5.250 rpm Coppia 563 Nm @ 3.100 rpm
Trazione Integrale Trasmissione Cambio Automatico a 10 rapporti Peso 2.343 kg
0-100 km/h 7,2 sec Velocità massima 161 km/h Prezzo da €76.100
