Chevron B16 | La Superleggera Britannica Vittoriosa al Debutto
La Chevron B16 incarna alla perfezione l’approccio tecnico essenziale e altamente efficiente tipico della scuola britannica. È un modello che qualsiasi appassionato ha sentito nominare, ma forse mai approfondito, andando magari a concentrare la propria curiosità verso i brand più blasonati. Non oggi. Progettata da Derek Bennett e introdotta nel 1969, la vettura fu sviluppata per competere nel Campionato Mondiale Marche e nelle competizioni europee riservate alla classe 2 litri, distinguendosi immediatamente per competitività e raffinatezza ingegneristica.

Dal punto di vista costruttivo, la B16 adottava un telaio tubolare a traliccio (spaceframe) irrigidito mediante pannelli in alluminio e acciaio, una soluzione che garantiva un eccellente compromesso tra rigidità torsionale e contenimento del peso. La carrozzeria, realizzata in fibra di vetro, era estremamente compatta e aerodinamicamente efficiente, contribuendo a una massa complessiva nell’ordine dei 500–600 kg, valore particolarmente competitivo per l’epoca. Le sospensioni indipendenti su entrambi gli assi, con doppi triangoli sovrapposti all’anteriore e una configurazione evoluta al posteriore con bracci trasversali e diagonali, assicuravano elevata precisione di guida e stabilità anche nelle gare di durata. L’impianto frenante a dischi su tutte le ruote e lo sterzo a cremagliera completavano un pacchetto tecnico orientato alla massima efficacia tra i cordoli.

Il motore rappresentava uno degli elementi chiave della vettura. La B16 venne equipaggiata principalmente con propulsori quattro cilindri in linea derivati dalla famiglia Cosworth (FVA e FVC) o, in alcune configurazioni, BMW M10. Le potenze variavano indicativamente tra 200 e 235 cv, con regimi elevati e una risposta estremamente pronta, abbinati a un cambio manuale Hewland a cinque rapporti.
Grazie al favorevole rapporto peso/potenza, la vettura era in grado di raggiungere prestazioni di rilievo: accelerazioni molto rapide (0-100 km/h in circa 4,5 secondi) e velocità massime prossime ai 270 km/h nelle configurazioni più spinte.

Sul piano sportivo, la Chevron B16 ebbe un impatto immediato. Il debutto avvenne alla 500 km del Nürburgring nel 1969, dove il pilota britannico Brian Redman conquistò una vittoria assoluta dominando la gara dall’inizio alla fine, segnando anche il giro più veloce. Questo eccezionale debutto evidenziò la solidità del progetto e consolidò rapidamente la reputazione della casa inglese.
Nel corso delle stagioni 1969 e 1970, la B16 continuò a raccogliere risultati significativi sia in ambito internazionale sia nei campionati nazionali, contribuendo alla conquista del titolo costruttori nel Campionato Europeo 2 litri. Complessivamente, il modello ottenne numerose vittorie e piazzamenti: oltre 10 successi assoluti e numerosi podi nelle competizioni endurance e sprint, con una presenza diffusa su circuiti come Nürburgring, Brands Hatch e Silverstone.
Tra i piloti più rappresentativi, oltre a Redman, figurano nomi come John Bridges, Digby Martland e Brian Robinson, che contribuirono allo sviluppo e alla diffusione della vettura nelle competizioni internazionali.

Testo di Carlo Brema
