Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio | Test Drive
Certe idee sembrano ancora più folli se vengono dette ad alta voce. La Giulia Quadrifoglio è un progetto nato con il fine ultimo dell’emozione. Siamo qui per celebrarla. E se sarà di traverso, tanto meglio.
Testo Alessandro Marrone / Foto Alessio Becker


Alle volte credo che il calendario sia come posseduto e si muova in totale autonomia. Troppo veloce per permettermi di avvalorare quest’ipotesi, altrettanto per farmi credere il contrario. Le giornate volano – letteralmente – le settimane pure e sembra ieri che sono arrivato in redazione con quell’alberello di Natale nano. L’ideale per comprimere al massimo le tempistiche di installazione e disinstallazione del “totum in parvo”, ormai in un qualche ripostiglio sino a novembre. Chissà se riuscirò a trovarlo. Pazienza, adesso c’è ben altro da fare e come detto il tempo corre via troppo in fretta.

Questa sera ho atteso che tutti andassero a casa e che le luci del corridoio si spegnessero lasciando che l’unica fonte di illuminazione dell’ufficio provenisse dallo schermo del mio notebook. Sono qui seduto a pensare e ripensare, chiedendomi dove mai andremo a finire se ogni mese ci troviamo a dare un doloroso addio. Ormai ho perso il conto delle automobili grandiose che ci hanno strappato una lacrima e un futuro più cupo del cielo invernale non fa altro che accentuare questa malinconia. Pensare che sino a qualche tempo fa ero convinto di essere nato nel momento ideale per vivere di questa passione. Fortunato da poter toccare con mano gli anni d’oro del design e dell’automobile in quanto “nuovo” veicolo di locomozione, ma abbastanza giovane per godere della sua evoluzione ingegneristica e prestazionale. La stessa che annaspa sotto un’interminabile sequela di regolamentazioni, limiti e una burocrazia che sembra uscita da un romanzo distopico alla George Orwell.


Siamo in pieno inverno e come dice qualcuno al bar “non ha mai nevicato tanto come quest’anno”. Fuori dalla finestra, il buio è interrotto soltanto dalle fioca luce dell’unico lampione rimasto operativo. Le luminarie natalizie sono inspiegabilmente ancora appese, ma spente. Questo non fa altro che aumentare lo sguardo malinconico verso un domani sempre più incerto. Immerso nelle mappe di Google con la chat WhatsApp di gruppo che irrompe nel silenzio dell’ufficio, volgo il mio sguardo in strada ancora una volta e nel bagliore di quell’unica luce superstite intravedo qualche fiocco di neve. Dopo nemmeno un’ora un sottile velo bianco comincia a posarsi sui tetti delle auto, sul marciapiede e sulla strada. Bene, so dove andremo domani.

Non ho nemmeno idea di quanto tempo abbia trascorso a perfezionare le giornate successive con Alessio (Becker, il fotografo) e il semplice fatto che i piani vengano stravolti non fa altro che accrescere l’intimità che vai a infondere con l’auto quando rompendo gli schemi tutto ciò che conta è il luogo in cui ti trovi e come ci sei arrivato. Parlavamo di addii dolorosi, di modelli che sembrano essere stati creati soltanto per farci soffrire alla loro prematura dipartita. È ormai diventato un bollettino di guerra, sembra di osservare le tacche di abbattimento dipinte sulla fusoliera di un aereo da guerra. La Giulia Quadrifoglio pare essere l’ultima arrivata in questo gruppo. E dico pare perché tra le retromarce della Comunità Europea e i cambi di direzione dei singoli brand, l’ipotesti di una futura Giulia Quadrifoglio non sono del tutto azzardate, anche laddove si vociferi diventare hybrid.



Certe idee sembrano ancora più folli se vengono dette ad alta voce. Non oggi, perché il V6 biturbo da 2.9-litri che ha consentito ad Alfa Romeo di rispolverare la propria grandiosità storica con le varianti Quadrifoglio di Giulia e Stelvio è qui per essere celebrato. Lo fa con un’edizione speciale battezzata Super Sport e prodotta in appena 275 unità pensata per ricordare le 11 leggendarie vittorie del brand di Arese alla Mille Miglia. Infatti, nel 1928, un’Alfa Romeo 6C 1500 Super Sport (guidata da Giuseppe Campari e Giulio Ramponi) scrisse una storia tramandata con innumerevoli e iconici modelli. Non è un segreto che l’Alfa ha poi attraversato momenti bui – a chi non è successo del resto – ma con l’arrivo della Giulia (e Stelvio), una nuova direzione ha preso forma, consacrandosi anche nella mente e nel cuore degli appassionati con e prestazionali Quadrifoglio. La Super Sport introduce qualcosa a livello estetico, certamente, ma quello che importa davvero è insito nel modello originario.

Esteticamente abbiamo una nuova finitura per le superfici in fibra di carbonio, poggiatesta con ricamo Super Sport e scudetto Quadrifoglio con fondo nero anziché bianco. Dal punto di vista meccanico troviamo un impianto di scarico Akrapovic con finalini in carbonio e un differenziale autobloccante meccanico, di cui parleremo a breve. Per il resto, la Giulia è la cattiva ragazza che ci ricordavamo e dal 2015 non è invecchiata nemmeno un po’, a dimostrazione che la necessità di operare pochi e leggeri interventi estetici confermano la bontà di un design sobrio e capace di tener botta alla prova del tempo.



Quando è arrivata, dieci anni fa, la Quadrifoglio ha dovuto vedersela con avversarie da tempo ormai estranee ad Alfa Romeo. BMW su tutte con l’efficace M3, uno strumento letale che da generazioni sancisce lo standard in termini di performance. Proprio mentre sto facendo una sorta di riassunto mentale sul cosa, il come e il perché, la strada che avevo in mente inizia a prendere forma. Sposto il selettore del DNA in Dynamic, muovo la leva del cambio in modalità sequenziale e vengo subito accolto da un volume più intenso offerto dalle due coppie dei terminali di scarico.





Percepisco l’urgenza di sfruttare ogni singola goccia del sudore e dell’amore e della passione e del romanticismo che i tecnici Alfa hanno profuso nel perfezionamento di un’auto che ha compiuto qualcosa di incredibile. Pensare infatti che le precedenti sportive uscite da Arese – escluse ovviamente 4C e 8C – risalgano ai 3.2 V6 aspirati della 159 e della Brera, mi permette di comprendere come non esistesse un punto di partenza sul quale basarsi, ma soltanto un foglio bianco e un gioiello a combustione interna che non nasconde la sua parentela con il celebre F154 Ferrari. Saranno pure due in meno, ma i 6 cilindri sono disposti a V con un angolo di 90°, agevolando la sovralimentazione offerta dai due turbo per un’erogazione a dir poco istantanea e costante, lungo tutta la scala di giri disponibile.

Nel frattempo la strada diventa sempre più tortuosa e senza nemmeno rendermene conto l’asfalto viene ben presto ricoperto di neve. Affrontare una tratta di montagna piuttosto stretta con una trazione posteriore da 520 cavalli non è l’immagine ideale della serenità, ma i Pirelli Sottozero offrono un ottimo grip, anche là dove di grip non c’è neppure traccia. Nessun segno nemmeno di altri automobilisti e il fatto di avere i colleghi qualche chilometro più avanti a darmi il continuo ok a procedere, rappresenta un buon motivo per innescare il Race mode e lasciare che l’asse posteriore – quello di trazione, of course – si senta libero di allargare ad una mia più accentuata pressione sull’acceleratore.




In quel momento l’Akrapovic aumenta di volume, entrando in abitacolo sottoforma di un ruvido gorgoglio. Il 2.9 sale di giri in maniera violenta, perché quello in cui la Giulia Quadrifoglio ha sempre dimostrato di non aver rivali è sempre stata quell’indole racing concessa da una pedaliera più ruvida del solito. È il medesimo aspetto che la rende più nervosa e che magari nella quotidianità potrebbe renderla meno amichevole, ma il mio parere è che quando acquisti un oggetto del genere, il chiodo fisso sarà sempre la ricerca di una strada abbastanza sgombra per scatenare la potenza a disposizione. Eccolo, il posteriore che allarga. Quei 1.660 kg di berlina quattro porte e cinque posti che scivolano e che tenendo rigorosamente il gas a pavimento, iniziano a muovere come un pendolo che segna l’ora perfetta.

Se ad andature più ridotte prendi le cosiddette misure, è aumentando il passo che ti rendi davvero conto della precisione chirurgica con cui la Quadrifoglio danza – nel verso senso della parola – da un’estremità all’altra della strada. In questo contesto basterebbe un terzo della potenza a disposizione e il risultato sarebbe analogo, perché questa Giulia dispone di quella precisa caratteristica che non la rende soltanto un’auto potente, ma grandiosa da guidare. Sto parlando del telaio, di un bilanciamento dei pesi 50:50 e di quei feedback trasmessi al corpo del guidatore in una maniera che non troverai altrove, a meno che non si salga di prezzo e si prendano in considerazione tutta un’altra tipologia di auto. Su asfalto asciutto mette in mostra tutta la violenza della sua incontaminata natura.


Riesci a sfruttare il V6 per l’incredibile elasticità offerta. Il cambio automatico passa da un rapporto all’altro con velocità disarmante e mentre gli scoppi dell’Akrapovic sembrano quasi deflagrazioni che ti spingono in avanti, raggiungi velocità da autentica supercar nel pieno controllo della situazione. La Giulia Quadrifoglio impiega appena 3,9 secondi per scattare da 0 a 100 km/h, in 12,2 arriva a 200 e può proseguire sino a superare le soglia dei 300 all’ora (top speed di 307 km/h). E mai, nemmeno in una minima frazione di secondo, vieni assalito da un senso di incertezza che alle volte fa capolino quando il tuo corpo si muove più velocemente di quanto dovrebbe.

Dicevamo della coppia, altro fattore fondamentale qui. I 600 Nm entrano infatti in gioco a 2.500 giri, lasciando la possibilità di non scendere necessariamente di marcia. Ma resistere a quei grossi paddle in alluminio fissi al piantone è qualcosa di impossibile. Anch’essi, proprio come la pedaliera, trasmettono un tipico feedback racing. Non li devi pizzicare, devi proprio dargli una sberla, un po’ come il colpo che ti torna sulla schiena mentre vieni lanciato in avanti. Il fondoschiena, nel mentre, percepisce la ruvidità dell’asfalto e anche se l’auto in prova era provvidenzialmente equipaggiata con pneumatici invernali, il coricamento laterale diventa impercettibile man mano che aumenti le andature. Completano il pacchetto i freni con dischi carboceramici, da 390 mm all’anteriore e 360 al posteriore. Fading scongiurato.

Alcuni sostengono che guidare un’Alfa Romeo sia qualcosa che crea dipendenza e come nella maggior parte dei casi la verità sta in mezzo. È sicuro che se considerate modelli come questa, 4C o 8C o anche l’imperfetta ma grandiosa 147 GTA, tirar fuori un appassionato dall’abitacolo sarà un’impresa ardua – il tutto senza tirare in ballo gli eccezionali fasti di un glorioso passato. Discorso differente se mi parlate di MiTo, 146 e 145. Del resto, tutte le famiglie hanno quei parenti che vorresti dimenticare. La Giulia Quadrifoglio (come anche la Stelvio Quadrifoglio) sembra provenire da un altro mondo. Resta pur sempre la pratica berlina che sarà aggiornata in un futuro ormai prossimo, ma trascende l’esperienza di guida in una maniera inaspettatamente meccanica. Mi spiego meglio, o perlomeno ci provo.



C’è tanta elettronica, altrimenti il 99% del parco circolante sarebbe posteggiato addosso a una quercia, ma la maniera in cui viene impiegata e la scelta di offrire una risposta ruvida – soprattutto per quanto concerne l’impianto frenante e la trasmissione – rendono la Giulia Quadrifoglio un’auto per chi vuole davvero guidare. Potrebbe non essere la più veloce, magari nemmeno la più precisa o la più semplice da tenere di traverso. Potrebbe, come potrebbe anche non esserlo ad un’accurata prova strumentale. Ma nel grande ordine delle cose, in giorni e settimane che volano senza che neanche ce ne accorgiamo, arriva l’attimo in cui ci rendiamo conto che la vita non è altro che una sequenza di momenti. Sta a noi renderli piacevoli a tal punto da delineare un’immagine capace di farci apprezzare di esserci trovati in un luogo preciso, proprio in quel momento.

Oggi non vogliamo piangere un’altra grande auto che se ne va, ma celebrare la fortuna di averla potuta vivere, ripensando alle imprese leggendarie di Campari e Ramponi. Magari portandola a spasso come fareste con una semplice berlina, o assaporando quella sete di asfalto che, giorno dopo giorno, ti spinge a guardare fuori dalla finestra, immaginandoti di traverso, con il V6 che rompe il silenzio in un angolo di mondo che sembra fatto apposta per te.



Per lei, Giulia: il grande amore di chiunque abbia la fortuna di sentirsi appassionato di motori, oggi più che mai.
ALFA ROMEO GIULIA QUADRIFOGLIO SUPER SPORT
Motore V6 cilindri twin-turbo 2.891 Potenza 520 hp @ 6.500 rpm Coppia 600 Nm @ 2.500-5.500
Trazione Posteriore Trasmissione Cambio Automatico a 8 Rapporti Peso 1.660 kg
0-100 km/h 3,9 sec Velocità massima 307 km/h Prezzo da€100.700 ca. Produzione 275 unità
