La CLASSIC RUN torna là dove la strada disegna quelle morbide curve. Dove le colline e l’orizzonte abbracciano gli innumerevoli paesini. La magia delle Langhe ci accoglie ancora una volta con i suoi profumi e sapori, permettendoci di scoprire nuovi scorci e lasciandoci percorrere le strade più coinvolgenti della regione.

Testo Andrea Albertazzi / Foto Riccardo Ruatasio
Il compleanno, Natale e la Classic Run. Ci sono date che sul calendario vengono evidenziate più di altre e a noi piace pensare che la “classica piemontese” sia davvero diventata un appuntamento imperdibile. Lo dicono i numeri – perdonatemi se posso sembrare auto-celebrativo per una volta – ma quando si è costretti a chiudere le iscrizioni dopo pochi giorni dall’apertura e (purtroppo) rifiutare tante richieste per non oltrepassare in maniera vergognosa il limite massimo che i piani alti ci hanno imposto, significa che sta per accadere qualcosa di molto interessante.






Si dice Classic Run, si legge Il Giro delle Langhe, perlomeno quest’anno, dato che ritorniamo là dove tutto ebbe inizio una decina di anni fa e dove siamo tornati nel corso degli anni, alternando paesi, strade e le strepitose location che rendono la regione riconosciuta come patrimonio UNESCO nel mondo. Anticipiamo di qualche settimana rispetto alla fuga nel Monferrato dello scorso anno, così da assicurarci un meteo più sereno, tuttavia calcolando al meglio un itinerario che si concentri sui due aspetti fondamentali di questo e di ogni nostro altro evento: il coinvolgimento alla guida e l’esaltazione del valore scenico di un paesaggio che – soprattutto se vi accoglie la prima volta – resta impresso come una cartolina a dimensioni naturali.




Ritrovo previsto presso il Bricco Rosso sopra Farigliano. Da quassù puoi realmente vedere le Langhe. I primi raggi del sole cominciano a illuminare i prati ordinati e le vigne nel pieno del loro splendore, ormai pronte per la vendemmia e a dare così vita ai celebri vini della regione. La fresca brezza delle prime ore del mattino accompagna la fase di accrediti e colazione e mentre i quaranta equipaggi sistemano le vetture e visitano la cantina, le lancette dell’orologio scorrono sino al momento del briefing, in cui si spiega l’utilizzo dei roadbook, accuratamente realizzati per agevolare l’esperienza anche a coloro che partecipano senza copilota.








La formula open che prevede la possibilità di partecipare all’evento con auto storica o anche con una sportiva moderna viene riconfermata e dà quindi massima opportunità di scegliere la vettura con la quale prendere parte, senza il timore di restare a casa per colpa di un guasto dell’ultimo minuto. Del resto – si sa – non deve essere una carovana e il bello di disporre di un roadbook professionale è proprio il fatto di far parte di un gruppo, ma di poter gestire i propri tempi secondo le proprie esigenze e gusti. Sì, perché le Langhe sono l’esaltazione del gusto, in ognuna delle sue accezioni. È un viaggio dentro un’emozione, perché subito dopo la partenza ci si immerge nelle strade di un’edizione ancora una volta nuova, con un buon 80% di tratte mai percorse prima.




Priorità chiaramente rivolta verso il lato panoramico. È letteralmente impossibile restare indifferenti di fronte ad un serpente d’asfalto che chiede il permesso di attraversare i campi meticolosamente coltivati. Da un lato la vista è totale e riesci a scorgere i piccoli borghi arroccati attorno ai campanili delle chiese. Il braccio penzola fuori dal finestrino e l’aria fresca del mattino accarezza la pelle. In questo preciso momento la passione per il mondo automobilistico assume una forma concreta. L’attimo dopo il rombo del motore prende il sopravvento e prosegui a ingurgitare chilometri lungo le località più iconiche della zona: Monforte d’Alba, La Morra, Barolo, Roddino, Montelupo Albese, Diano d’Alba e quindi Mango, Neive, Barbaresco, Verduno e infine Pollenzo.






Non trovo giusto menzionare soltanto alcune delle vetture presenti e sarebbe assurdo stilare l’elenco di tutte. Potete osservare le foto del buon Riccardo Ruatasio, il racconto migliore di una giornata in cui la piacevolezza di guidare in totale relax la propria auto storica si è unita al desiderio di velocità offerto dalle sportive più moderne. Tutto questo si è congiunto in un contenitore su misura di appassionato, lungo circa 130 chilometri di curve e strade mai scontate che in una domenica sorprendentemente priva di traffico ci ha regalato momenti di guida da conservare nel cuore.






Quegli attimi in cui abbiamo accostato, magari per dare uno sguardo più attento alle indicazioni, i nostri occhi non potevano fare altro che rimbalzare da un punto all’altro di uno sfondo naturale che profuma di altri tempi. Qui sembra che le ore vengano scandite in maniera differente e questa è la logica motivazione per la quale sai già che tornerai, a prescindere che sia con un nutrito gruppo di appassionati, oppure in solitaria. In perfetto stile Auto Class raggiungiamo l’Albergo dell’Agenzia di Pollenzo con un po’ di ritardo. Lo stomaco borbotta e dopo aver sistemato (più o meno ordinatamente) le vetture nella maestosa area esterna ci accomodiamo e diamo il via al percorso enogastronomico.


Seguono le premiazioni e la presentazione del nostro prossimo libro “Discover Langhe-Roero-Monferrato”, un volume che si pone come obiettivo la valorizzazione del territorio, ma dal punto di vista di noi amanti della guida. In arrivo verso la fine dell’anno sarà un prodotto imperdibile per gli amanti di quel preciso tipo di strade e del turismo in generale, introducendo un concetto inedito di storytelling descrittivo e come al solito accompagnato da un contributo fotografico di altissimo livello. Dolce (con torta a sorpresa per due dei nostri ragazzi), caffè e qualche ultima chiacchiera, prima di tornare a casa e far calare il sipario sulla spettacolare pièce odierna. Il Giro delle Langhe di quest’anno è stato esattamente ciò che prometteva di essere: guida, bellissime strade e buon cibo. E, senza timore di sembrare ridondanti, per noi che avevamo già percorso più volte l’itinerario durante le fasi di rifinitura e pensavamo di non poterci più stupire davanti alla bellezza del luogo, l’emozione è stata intensa come non mai. Già, le Langhe come non le avete mai viste non era soltanto un modo di dire.











