JAGUAR XJR | Lusso e Performance al Prezzo di una Panda
Testo Marco Mancino / Foto Jaguar
Lo so, certe discussioni andrebbero evitate a priori. Figuriamoci quando sei nel bel mezzo della serata tra amici, quel giovedì sera in cui la quarta pinta di bionda arriva prima del solito e ti senti dire che per comprare una bella auto, magari anche prestazionale, occorrano svariate centinaia di migliaia di Euro. La mia risposta, nonostante mi regga in verticale soltanto grazie al robusto sgabello di legno del Mister Pub, è sempre la stessa: comprati una XJR.

Tornato a casa – a piedi, dato che abito a venti metri dal locale – e dopo una notte di sonno rigenerante, telefono ai miei amici per togliermi due dubbi: sapere se è finita a botte e chiedere se qualcuno abbia già cominciato a spulciare gli annunci dell’usato alla ricerca di una tra le Jaguar più ingiustamente dimenticate. Con valutazioni che stanno recentemente vivendo un timido ma percettibile aumento, una XJR tra il 1997 e il 2003, si trova a circa €15/18.000. Avete letto bene, non una canonica XJ, ma la sorella con artigli più affilati e un V8 4-litri sovralimentato sotto al cofano, senza contare che sia anche l’ultima con telaio in lega d’alluminio, il che la rendeva più rigida del 60% e più leggera del 40%.




Nonostante non si tratti della prima iterazione ad alte prestazioni per la berlina inglese, la serie X308 spinta dall’AJ-V8 è quella che segna un netto distacco in termini di piacere di guida. Ma procediamo con ordine, del resto il bar non riaprirà prima delle ore 21. Per lungo tempo la XJ ha rappresentato una pregevole alternativa alle solite tedesche. Jaguar si è sempre distinta per un carattere più incline all’eleganza, per l’utilizzo di pelli (delicate) e radica pregiata talvolta sostituita da pannelli che premiassero il lato più dinamico del modello o del cliente. Ciò di cui non vi è mai stato dubbio è che sareste potuti salire bendati su decine e decine di berline di pari segmento e prezzo, ma una volta accomodati sulla Jaguar le vostre narici avrebbero subito indovinato che ci si trovava a bordo di qualcosa di speciale.

Le capacità sulla lunga distanza offerte da un abitacolo curato tanto quanto quello di una ben più ingombrante limousine, hanno portato Jaguar a comprendere che una fetta di clienti avrebbe fatto carte false per disporre di qualche cavallo in più e avere così a portata di mano un altro dei tratti distintivi del brand di Coventry. La XJR era la risposta a questa ed a numerose altre domande. Il suo V8 sovralimentato restava di 4-litri, come per la generazione precedente, ma profondamente rivisitato, tanto da portare la potenza massima a 370 cavalli, addirittura più della XJS V12, all’epoca la gran turismo di riferimento del marchio. Jaguar abbinò poi un cambio automatico 5G-Tronic preso in prestito da Mercedes-Benz, il quale segnava un passo avanti in termini di affidabilità – tanto da esser definito eterno – e reattività, così da rendere la potenza a disposizione sfruttabile in qualsiasi circostanza.


Già, la potenza. La XJR mantiene intatta l’elegante e immortale classicità delle forme da berlina a tre volumi, ma si avvale di prese d’aria e griglie – tra cui la mascherina anteriore – che esaltano la muscolarità dell’enorme sagoma di 5 metri capace di rompere il silenzio con il suo cupo ruggito. Con il supercharger che non nasconde il proprio sibilo e una predisposizione a puntare il muso verso l’alto durante le più concitate fasi di accelerazione, la XJR mette a terra 525 Nm di coppia a 3.600 giri al minuto. La spinta è poderosa e la sensazione è resa ancora più sbalorditiva per il fatto che ci si porta appresso un comodo salotto in pelle, radica e calici di cristallo, bruciando lo 0-100 km/h in appena 5,6 secondi, un valore eccezionale anche per gli standard odierni.

Ma la quintessenza della XJR non è univoca, bensì proprio quella costante convivenza di due mondi apparentemente distanti come lusso e performance, eppure tenuti insieme in maniera indissolubile da un settaggio delle sospensioni che premia un comportamento più preciso una volta che si affrontano le curve e che si avvale di ammortizzatori in grado di adeguare la propria risposta in base all’andatura imposta dal guidatore. E non lo sostengo per sentito dire, ma perché ho avuto la fortuna di percorrere chilometri al volante di una XJR, restando immediatamente estasiato da quanto fosse in grado di spuntare tutte le caselline che la rendevano l’auto perfetta in qualsiasi condizione. Elegante, incredibilmente comoda, rifinita con classe e potente a tal punto da farmi battere forte il cuore una volta affondato l’acceleratore, l’unico difetto della XJR è stato quello di non essere capita appieno, nemmeno nella sua successiva iterazione X350, che nella variante XJR godeva di un propulsore ancora più potente, un 4.2 da ben 400 cavalli.

Tornando a noi, dimenticavo quasi di sottolineare che la trazione fosse sul solo asse posteriore e questo sapete bene che implichi quanto la direzionalità dell’avantreno traesse vantaggio dal solo compito di indirizzare il muso – e magari il giaguaro che balza – verso alcuni tra i più indimenticabili chilometri che poteste percorrere. Oggi, circa vent’anni dopo e con qualche opportuna agevolazione fiscale in termini di mantenimento, trovare una XJR non è difficile, ma neppure un gioco da ragazzi, poiché è importante tenere conto che alcuni aspetti dell’impianto elettrico potrebbero fare le bizze. Aspetto ancora più importante da controllare bene riguarda però il gruppo sospensioni, sterzo e freni. Questa sorta di Trinità deve tassativamente essere in ordine, altrimenti il costo di un eventuale profondo intervento potrebbe rappresentare un problema per il portafogli. Lo stesso dicasi per la possibile presenza di ruggine. Che sia sobrio o all’ennesima pinta, se mi parlate di berline sportive a buon mercato, la mia risposta resterà sempre XJR. Provate a darmi torto.
