Mazda MX-5 RF | A Tutti i Romantici della Guida: c’è Ancora Speranza.
Un viaggio per riscoprire il piacere perduto della guida. Tra le curve delle montagne e l’eco di un mondo che cambia, la Mazda MX-5 RF ricorda cosa occorra davvero per emozionarsi al volante. A tutti i romantici della guida: c’è ancora speranza per noi.
Testo Alessandro Marrone / Foto Alessio Becker

L’esperienza di guida definitiva riconosce due regole ben precise. Un’auto in grado di farmi sentire parte integrante della guida intesa come azione meccanica e una strada capace di elevare il tutto all’ennesima potenza. Il contorno, se così vogliamo chiamarlo, sono tutti quei fattori che non dipendono dalla nostra volontà, quanto piuttosto da una mera questione organizzativa. Poi buttateci dentro anche un po’ di fortuna, quella non guasta mai. Partendo da questo presupposto e con il calendario ormai appeso al decimo mese dell’anno – quello che reputo il migliore per una gita fuori porta – ho cercato di mettere insieme i pezzi di un puzzle verso il quale guardiamo con aria quasi rassegnata. Sì, perché una giornata come questa potrebbe non ripetersi più per i più svariati motivi. Parliamo di noiose leggi che prendono di mira i motori a combustione, ma anche di limiti istituzionali che stanno sempre più modificando la viabilità in questi paradisi naturali, certamente importanti da preservare, ma senza dimenticare l’importanza del turismo, quello giusto perlomeno.


È un mercoledì come tanti. Incomincia con la solita sveglia che interrompe un sonno leggero, quasi come se il mio subconscio sapesse che il mattino seguente mi sarei diretto tra le mie amate montagne. Qualche anno fa scherzavo sul fatto che certi luoghi avessero il potere quasi sovrannaturale di prendersi un pezzo di me e custodirlo là per il mio bramato ritorno, ma adesso ne sono fermamente convinto. Dopo un’oretta siamo in autostrada, con uno sguardo costante sulla situazione meteo, a dir poco incerta. Cerco di restare positivo e pensare a tutte quelle volte che siamo partiti sotto una pioggia battente per raggiungere la destinazione baciata dal sole, ma l’esatto contrario non mi meraviglierebbe. C’è qualcosa di strano nell’aria, lo percepisco abbassando leggermente il finestrino per lasciare che la fresca brezza del mattino entri nel piccolo abitacolo della MX-5.




Del resto, quando si tratta di coinvolgimento alla guida non può mancare l’elemento chiave. La piccola Mazda, qui in configurazione Retractable Fastback (RF) è la costante indiscussa di un panorama automobilistico che continua a perdere quelle fondamentali pedine sulle quali noi appassionati basiamo l’intera esperienza al volante. Il senso di partire e macinare centinaia di chilometri soltanto per poggiare le ruote su uno specifico spicchio d’asfalto è questo. Quello di farlo nel modo giusto, l’unico che il nostro spirito maledettamente ancorato al romanticismo di una giornata on the road prevede nel suo microcosmo. Eppure, ogni anno che passa ci troviamo a piangere l’addio di altri modelli pensati e nati nel nome del piacere di guida, di stringere quel volante che con un gesto tanto scontato quanto imprescindibile riesce a tenere viva la fiamma di un mondo che vorremmo non dovesse finire mai.

La piccola giapponese è assoluta portabandiera di una filosofia secondo la quale non occorrono valanghe di cavalli per farsi venire la pelle d’oca. Persino il modesto 1.5 in prova è abbastanza per essere ritenuto sportivo. Vi chiederete perché, magari dall’alto dei 400 cavalli vomitati da una compatta che in più offre anche una fila di sedili posteriori, trazione integrale e un cambio automatico che farebbe ingelosire i primi sequenziali che equipaggiavano le Ferrari vent’anni fa. Ma se state leggendo queste pagine è quasi sicuro che la risposta la sappiate benissimo. Parafrasando il mantra del padre fondatore di Lotus secondo cui “less is more”, direi che nel nostro caso “less is better”, dato che quello che si rinuncia in cavalli potenza e coppia massima lo si guadagna in termini di coinvolgimento attivo. Ricordate quando per andare forte occorreva entrare in curva con la marcia giusta e nel regime di giri ideale? Sono aspetti purtroppo quasi del tutto persi, abituati all’eccezionale efficienza dei motori turbocompressi e da centraline elettroniche che sanno gestire una trasmissione automatica meglio del 90% di noi. Non con la MX-5.
Qui sei tu e lei. Ogni errore umano si trasforma in una lezione. Non esistono modalità di guida tra le quali selezionare, non esiste lag in erogazione, perché sai bene – soprattutto con 132 cavalli – che se esci di curva con un rapporto troppo alto, perderai tempo prezioso per scalare e far tornare l’ago del contagiri su. Che poi il bello è anche quello, perché in tal caso ti puoi godere quella costante e inarrestabile risalita che punta su verso i 7.000 giri, o poco più. A quel punto si danza: il piede destro sale, quello sinistro affonda sulla frizione e la corta leva del cambio a 6 marce innesca il rapporto corretto. C’è un leggero (voluto) strattone, la mano destra ritorna a far presa sul volante e con il controllo trazione rigorosamente disinserito ti rendi conto di quanto sia esaltante tirare per il collo questa piccoletta.



È tutto nelle tue mani. Letteralmente. Non avrai mai la brutalità di una Lotus, sebbene la seduta sia incredibilmente vicina al suolo. Hai però le medesime condizioni di rapporto guidatore/macchina secondo le quali ogni asperità del terreno viene trasmessa ai meraviglioso sedili Recaro. Il servosterzo non penalizza in alcun modo la fluidità dei cambi di direzione, ma al contrario concede la possibilità di reale utilizzo nel quotidiano. Questo anche mettendo in conto l’assenza di un portaoggetti al di fuori di quello ricavato in mezzo ai sedili, o all’ingombrante protuberanza sul pianale lato passeggero. La differenza tra la versione tradizionale e la RF è il fatto che ripiegando elettronicamente il tettuccio in lamiera (da fermi o a meno di 10 km/h), la RF resterà in configurazione targa e quindi soltanto parzialmente aperta.



Tiro su lo sguardo e neppure mi sono accorto di essermi messo alle spalle quasi 250 chilometri. Il consumo, se a qualcuno importasse, gode anch’esso del peso limitato ad appena 1.039 kg e si attesta su circa 6,4 litri ogni 100 km, questo in condizioni di guida definite tradizionali. Ma nell’istante in cui mi rendo conto che sopra la mia testa si innalzano le nude rocce di un Col d’Izoard sostanzialmente isolato a causa di lavori sulla strada a valle, decido di dedicarmi esattamente a quello per cui sono venuto fin qui. Giù due marce e si pesta pesante sul gas.


La MX-5 non esita e mette subito in chiaro che è pronta ad assecondarti, soprattutto quando ti rendi conto che per tirare fuori staccate da brivido dovrai adottare uno stile di guida differente rispetto al solito. Prendi per esempio la Fiesta ST, una piccola compatta sportiva da 200 cavalli. Metterla su tre ruote nei tornanti è un gioco da ragazzi e il tricilindrico spinge talmente che quella coppia ti tira fuori dalle curve con una facilità disarmante. Con la Mazda e con i suoi 132 cavalli devi avere un po’ più di coraggio, perché la velocità sarà direttamente proporzionale alla maniera in cui arrivi nelle curve, non a quanta pressione imprimerai sul pedale in uscita. Qui, la velocità, va guadagnata. E senza nulla togliere alle sportive turbo, quando avrai compreso quanto impegno occorra per andare forte con questa MX-5, allora capirai quanto sia anche più gustosa la ricompensa.

Un altro lato positivo della Mazda sta nella semplicità progettuale, nella quasi totale assenza di elettronica e nel fatto che premendo giusto un paio di tasti ti ritrovi a tu per tu con quella che è probabilmente l’ultima sportiva sincera in listino oggi. Nel frattempo il cielo si sta rannuvolando e di quelle persone che temevo di trovare non c’è neanche l’ombra. Siamo soli, chiusi nell’accogliente abitacolo della giapponesina a vivere un’esperienza memorabile.



È quasi come se le vette più alte, quelle più appuntite, ci stessero osservando. Loro che sono qui da chissà quanti secoli e hanno visto l’essere umano esplorarle quando ancora non esisteva nemmeno il primo motore a scoppio. Nel loro più totale distacco, privo di quelle emozioni che su quella tortuosa striscia d’asfalto mi sta facendo divertire come poche altre volte in vita mia, osservano la piccola auto grigia che va su e giù, facendo fischiare le gomme quando decido di non scomporla o non giocare troppo con il gas. L’attimo dopo, i cerchi forgiati da 16 pollici girano a vuoto. Tengo giù e raddrizzo il volante. Lo ripeto più e più volte sino a quando Alessio (il fotografo, ndr) indica il cielo con il dito indice. Meglio fermarsi un attimo e scattare qualche altra foto, prima che la pioggia renda il tutto più difficile.

Quando scendi e la osservi non puoi non provare simpatia per lei. La MX-5 ha 35 anni e in tutto questo tempo è rimasta fedele a se stessa ed ai suoi valori. Si è voluta, è cresciuta e maturata come nessun’altra auto è stata in grado o ha voluto fare. Sì, perché in fin dei conti si tratta anche di volontà e Mazda ne ha fatta una questione personale. Le vendite le danno ragione, soprattutto con questa quarta generazione che reputo una tra le migliori auto mai prodotte. È perfetta? Assolutamente no e non è importante. A chi interesserebbe mai un oggetto freddo e calcolatore? Il punto di forza, la chiave di lettura, è proprio quanto la MX-5 sia qualcosa di vivo, dotato di una personalità propria alla quale rapportarsi.


Non conosce compromessi, eppure riesce a far convivere abbastanza praticità per essere utilizzata tutti i giorni con una sincerità di guida tale che ti sembra di guidarla da sempre. Ti pare cucita addosso e anche se dopo ore e ore di viaggio accusi qualche fastidio lombare, stringi i denti perché non vorresti essere altrove. Ci sarà tempo per riposare, o stare comodamente appollaiati in poltrona. La MX-5 è pensata per ricordarti cosa significhi emozionarsi alla guida. È realizzata in maniera da farti sentire protagonista e non spettatore. Ogni sua più piccola caratteristica ti fa implorare che non perda mai quella voglia sbarazzina di farti stringere il volante con un bel sorriso stampato in faccia.

Tutto questo – tutta questa felicità – non ha prezzo. Non nel senso emozionale del termine. Non per il fatto che riesca a parlare un linguaggio universale fatto di curve e cambi di marcia. Per portarvi a casa lo strumento del piacere avete possibilità di scegliere tra diverse opzioni. In primis tra capote in tela o RF come quella della nostra prova. Poi tra il 1.5 da 132 cavalli o il 2-litri da 184, entrambi aspirati ed entrambi con la stessa voglia di viaggiare alti nella scala dei giri. I prezzi partono quindi da circa €34.000 (1.5cc) e €39.850 (2.0cc), ai quali aggiungere eventuali Euro a seconda dell’allestimento preferito. Quello che è di serie su tutte le MX-5 – sappiatelo – è la capacità di farvi continuare ad amare ogni singolo attimo trascorso alla guida.
MAZDA MX-5 RF SKYACTIV-G HOMURA
Motore 4 cilindri, 1.496 cc Potenza 132 hp @ 7.000 rpm Coppia 152 Nm @ 4.500 rpm
Trazione Posteriore Trasmissione Cambio Manuale a 6 rapporti Peso 1.078 kg
0-100 km/h 8,3 sec Velocità massima 204 km/h Prezzo €39.250




