Polestar 4 | Test Drive
Testo Marco Mancino / Foto Daniél Rikkard
Il quarto atto di Polestar è definito come SUV coupé, ma tutti la additano come “quell’auto senza lunotto posteriore”. Del resto è molto più facile che cercare di districarsi in una numerologia priva di riferimenti legati al numero di porte o posti e che posiziona la 2 come berlina media, la 3 come SUV e la 4 – appunto – come la sua variante dalla linea più spiovente e caratterizzata da un pannello di lamiera che rende il posteriore il tratto più distintivo fra tutti. C’è di più, perché a discapito di quello che sarebbe logico pensare, la 4 non è basata sulla piattaforma della 3, ma (udite udite) su quella della Lotus Eletre, il performance SUV del brand inglese, di proprietà cinese. Esattamente come per Polestar.


È indubbio che le dimensioni della 4 sarebbero accentuate da un colore pastello, ma anche nella configurazione del nostro modello in prova, è difficile non rendersi conto di trovarsi di fronte ad una vettura pronta a offrire ampio spazio a bordo. Basta osservarla lateralmente, dove si percepisce una lunghezza di quasi 5 metri (4.840 mm) e un passo di ben 3 metri, senza dubbio l’aspetto che più concede l’eccezionale abitabilità per cinque adulti. A corollario di ciò troviamo grandi cerchi da 21 pollici che accostati ad un’altezza estremamente ridotta (1.534 mm) rendono la Polestar 4 un’auto molto personale e che conferma quanto la ricercatezza dei dettagli e soprattutto la cura riposta dai designer sia ai massimi livelli.




Sono cose che vengono evidenziate letteralmente lungo ogni millimetro della carrozzeria, passando dai gruppi ottici anteriori a doppia lama, sino agli specchietti retrovisori senza cornice e inglobati nella calotta mobile stessa. Nessuna cornice neppure per i finestrini delle quattro portiere e una sorta di rientranza nella porzione bassa del fianco che accentua le dimensioni massicce del posteriore che sembra quasi un enorme baule squadrato che si raccorda al tetto panoramico in vetro senza passare per alcun lunotto. Al suo posto abbiamo una videocamera che riporta in alta definizione direttamente nello specchietto retrovisore centrale in abitacolo, soluzione già vista su altri modelli, ma che sulla 4 appare come unico modo per tenere sotto controllo chi sta dietro di voi. Tutt’attorno ci sono poi un totale di ben 14 telecamere, un radar frontale e 12 sensori a ultrasuoni, a dimostrazione di come Polestar abbia preso a cuore il fattore sicurezza da sempre aspetto fondamentale per il brand Volvo.

Il nostro esemplare è per il momento quello più prestazionale ed è spinto da due motori elettrici e un pacco batterie da 100 kWh. La trazione è su entrambi gli assi e la notevole impronta a terra degli pneumatici lascia percepire un grip eccezionale, anche su fondi scivolosi. Se adesso vi state chiedendo se potrete utilizzare la 4 su sterrato, è tempo di puntualizzare un aspetto importante, ovvero il fatto che l’altezza da terra sia comunque ridotta all’essenziale e che nonostante venga identificata come SUV, la Polestar 4 non è pensata per sentieri impervi. Qui si punta soprattutto alle lunghe distanze, con un’autonomia dichiarata dalla casa di circa 580 km, adattabile a seconda dello stile di guida e della modalità scelta tra Performance e Autonomia.




Le differenze alla guida vengono percepite principalmente quando affonderete il piede destro sull’acceleratore, con una risposta più pronta o più filtrata. Se lo sterzo è preciso e l’assetto può essere anch’esso perfezionato secondo le proprie preferenze, la 4 mette a disposizione i suoi 544 cavalli di picco in maniera molto lineare, offendo un’esperienza di guida differente rispetto – per esempio – ad una Tesla. Questo reputo che sia uno degli aspetti fondamentali di una vettura che non deve affiancarsi ad un’altra, ma piuttosto mettere in gioco caratteristiche che la rendano una vera e propria alternativa con guidabilità e qualità tutte sue.

Per quanto riguarda l’abitacolo, l’ottimo lavoro svolto sull’esterno viene addirittura superato. La prima impressione è quella di essere accolti in un ambiente tipicamente scandinavo, il quale trasuda minimalismo e cura per assemblaggi e materiali. Il grande tunnel centrale aumenta la percezione di essere seduti in basso, esattamente come fareste in una coupé e tutto viene dominato dall’ampio display touch da 15,4”, dotato di un sistema operativo Android eccezionale e di una responsività di assoluto riferimento. Oltre a scegliere i colori dell’ambiente giocando con il planetario, è possibile suddividere lo schermo in riquadri, così da mantenere in vista la mappa del navigatore (Google) e altri widget, senza quindi perdere tempo nei vari menu. Il secondo display, quello del guidatore, è posizionato subito dietro al volante ed è configurabile e comunque ricco di tutte le informazioni primarie e secondarie utili alla guida. In aggiunta c’è anche l’head up display.


In perfetto stile scandinavo abbiamo sedili estremamente comodi, con quelli posteriori regolabili grazie ai pulsanti posizionati sul grande bracciolo centrale. Il vano di carico posteriore è enorme (526 l), mentre davanti potete sistemare qualcosa di molto piccolo. Fin qui tutto bene, anzi alla grande. Ma quanto incide sulla guida l’assenza del lunotto posteriore? Del resto è questa la domanda che attira l’attenzione, ancor più di tutto il resto. Eliminiamo senza troppi indugi l’elefante nella stanza dicendo che anche coloro che non avessero mai guidato un’auto con retrovisore digitale si abitueranno in fretta a questa soluzione, soprattutto con l’auto in movimento e in manovra, dove già ci si affida alle videocamere. Discorso differente quando capita di immettersi in qualche incrocio e la tre quarti posteriore coperta costringe alla reazione innaturale di non guardare in faccia il traffico in avvicinamento, ma obbliga a puntare gli occhi sullo specchio, peraltro intelligente dato che ruota nella direzione di interesse per offrire una migliore visibilità su chi sopraggiunge da dietro.

E quei 544 cavalli? La Polestar 4 è potente, senza mezze misure. Tuttavia non ha un carattere sportivo e mantiene sempre una morbidezza di sterzo e sospensioni che non vi faranno giocare con i 3,8 secondi del suo 0-100 km/h, ma piuttosto con la prontezza nel muover i suoi 2.430 kg di peso. Nel misto più stretto le dimensioni vengono percepite in maniera più evidente, adottando anche parecchio movimento sul volante, ma una volta entrati in sintonia con l’essenza stessa dell’auto, la convivenza sarà tutta al servizio del comfort di bordo. Rilassante anche in città grazie alla guida one pedal, che per’altro consente di recuperare qualche elettrone, mentre a livello di autonomia reale considerate di percorrere circa 390 km con l’80% di batterie, oramai la soglia di carica universale raggiungibile senza perdere troppo tempo alla colonnina.

La Polestar 4 incuriosisce per il suo design, ma ben presto ti rendi conto che l’assenza del lunotto posteriore e tutto ciò che vi ruota attorno è soltanto una minima impercettibile parte di un modello ancora una volta molto interessante in quanto a qualità e guida. Soltanto dopo averla provata ho però capito che la variante con un solo motore e la trazione al posteriore è quella che mi sento di consigliare alla stragrande maggioranza di chi sia interessato. I motivi sono molteplici e riguardano un prezzo di circa €8.000 inferiore e una guidabilità più precisa, perché la metà esatta dei cavalli non pesa in nessuna situazione, ma piuttosto rispecchia alla perfezione lo stile di guida ideale per questo SUV coupé pronto a macinare chilometri senza mai guardarsi indietro. E se proprio dovete farlo, lo farete tramite il retrovisore digitale.


POLESTAR 4 LONG RANGE DUAL MOTOR
Motore Elettrico con batterie da 100 kWh Potenza 544 hp Coppia 686 Nm
Trazione Integrale Trasmissione Cambio Automatico a Rapporto Unico Peso 2.430 kg
0-100 km/h 3,8 sec Velocità massima 200 km/h (limitata elettronicamente) Prezzo da€73.900 Autonomia 580 km (dichiarata dalla casa)
