Alpine Grand Prix 2025 | Arrampicata Di Fine Stagione
Fine settembre. Sabato: meteo terribile e possibilità che tutto vada letteralmente a rotoli.
Domenica: splende il sole e i passi di montagna vengono invasi dal rombo dei motori che rimbalza sulle pareti rocciose scendendo sino a valle. Una nuova edizione dell’Alpine Grand Prix ha inizio.
Testo Alessandro Marrone / Foto Davide Ganci

Pianificare un’ascesa alpina a fine settembre è sempre come giocare a poker con il destino. Gli scenari possibili spaziano dalla giornata che tutti ci auguriamo al disastro totale causato da condizioni meteo avverse. Le medesime che quest’anno hanno deciso di farci trascorrere giorni di fronte alle webcam sparse lungo i circa 230 chilometri di percorso. La totale incertezza sino alle prime ore del mattino ha fatto rinunciare una manciata di equipaggi, ma mentre Darfo Boario Terme cominciava a svegliarsi prima dell’alba, l’Alpine Grand Prix è entrato con la solita prepotenza di un evento che non chiede il permesso e non si perde in troppe chiacchiere. Qui si guida sino a togliersi la fame di curve.





I giorni di inizio e metà settimana ha piovuto incessantemente, il sabato ha addirittura fioccato per bene, rendendo incerta l’effettiva percorribilità dei due passi più alti del tour: il San Marco e lo Spluga. Il nostro team ha così studiato tutte le possibili alternative in maniera da rendere sereno lo svolgimento dell’evento, a prescindere dalle condizioni della strada. C’è stato un grande lavoro dietro le quinte, anche perché a giudicare da alcune foto e video inviati dal rifugio stesso – situato a quota 2.000 metri – le speranze si affievolivano man mano che le ore passavano. A valle la situazione non era migliore, tutt’altro.




La speranza che le previsioni favorevoli avessero ragione per una volta si sono finalmente concretizzate con le prime luci del mattino. Un timido sole ha cominciato a salire da dietro l’orizzonte, forte di una totale assenza di nuvole. L’asfalto si asciuga, poi inizia a scaldarsi e con questo anche gli animi dei circa 35 equipaggi giunti qui dalle più disparate parti d’Italia. Come a ogni edizione il Grand Prix cambia itinerario e questa volta abbiamo deciso di allontanarci dal confine francese che tanto amiamo e conosciamo per concentrarci su strade forse meno blasonate ma altrettanto coinvolgenti. È il momento degli accrediti, della colazione e di un briefing che trova l’unanimità circa la conferma dell’itinerario originalmente ipotizzato.



La strada del passo è aperta, i motori si accendono e rompono il silenzio di una domenica mattina che ci ha fatto tenere le dita incrociate sino all’ultimo secondo, quel fatidico timbro che sancisce il via dell’ultima arrampicata della stagione. Le auto lasciano il parcheggio dell’hotel e cominciano così i primi chilometri in direzione della Presolana, una tortuosa serpentina che dopo essersi insinuata in una stretta ma rapida gola inizia a salire verso l’alto, verso quel cielo baciato da un meteo che fa subito perdonare tutte le ansie causate nel corso dei giorni prima.




Volti nuovi, altri conosciuti e quei fedelissimi che contribuiscono puntualmente alla riuscita dei nostri driving tour. Uno degli aspetti più belli per noi che organizziamo è osservare gli sguardi appagati quando vengono raggiunti i checkpoint e gli equipaggi iniziano a scambiarsi le prime impressioni. Vedere quella passione finalmente concretizzarsi ripaga di ogni sforzo, di ogni nottata in bianco e di ogni ora spesa a pianificare il più piccolo dettaglio utile a rendere l’esperienza di guida un’avventura senza mezze misure e che permetta di pensare soltanto a godersi questo fantastico viaggio con un gruppo tanto rumoroso quanto compatto.




Superiamo lo Zambla e sostiamo a Oltre Il Colle, sfruttando l’ampia area di parcheggio di fronte al comune. Sopra le nostre teste splende ormai il sole, ma le recenti precipitazioni hanno contribuito a creare uno scenario di quelli che trovi una volta l’anno, ammesso che tu sia fortunato. I fianchi delle montagne sono infatti già tinti di quel giallo scuro tendente all’arancione che rende l’autunno la più bella stagione per viaggiare e fotografare, ma le cime dei monti sono interamente coperte da uno spesso velo bianco. È come vedere lo zucchero a velo sopra il Pandoro quando sai che da lì a poco ci andrai giù pesante con il primo di tanti morsi. Di nuovo in auto, di nuovo tra le curve, quelle che ci guidano verso nord, lasciando un traffico sporadico e perfettamente sopportabile alle spalle e cominciando a farci circondare dai verdi prati del fondovalle ai piedi del Passo San Marco.





Un tornante dopo l’altro la situazione è chiara. L’unica cosa alla quale pensare è tenere il volante ben saldo tra le mani. Tra botti emessi dagli scarichi e gomme che fischiano, inanelliamo la scalata sino al rifugio, dove sistemiamo le auto. Questo è quel momento in cui scendi e ti guardi attorno. Il cielo è azzurro pastello, una perfetta tavola colore che sovrasta le vette imbiancate. L’aria è fresca, ma puoi addirittura restare in manica corta. A fine settembre, con 3-4 centimetri di neve spariti dall’asfalto nel giro di una nottata. L’impossibilità di sistemare le auto tutte una accanto all’altra contribuisce nel rendere il momento un costante break nel quale spalancare la bocca in ammirazione. Queste auto vengono utilizzate per il fine ultimo per il quale sono state concepite, ovvero divertire ed emozionare. Ammirare con uno sfondo naturale estrapolato da una cartolina che sembra troppo scenograficamente ottimista per essere vera è la ciliegina su una torta che sino a poche ore fa non eravamo neppure certi di poter assaggiare.







Giù dal versante settentrionale, raggiungendo Verceia per uno squisito pranzo presso il Ristorante La Trela, dove lo chef e il suo team ci viziano e concedono una pausa dalle curve prima di proseguire per la seconda e ultima tratta della giornata. Dalla sala a noi riservata si gode di una vista pazzesca, con le nostre auto a riempire il parcheggio e il lago sovrastato dai monti della Valchiavenna. Sfruttiamo quindi l’attimo di relax per i primi ringraziamenti e per le numerose premiazioni, poi caffè e di nuovo aggrappati al volante per lo sprint finale, sui tornanti del Passo Spluga.




Il traffico ci consente un’ottima andatura, ma una volta in prossimità della linea di confine con la terra elvetica, la maestosità del paesaggio intorno a noi mette a dura prova la voglia di tenere giù il gas. Gli occhi si perdono – letteralmente – inseguendo le cime che disegnano una cornice rocciosa anche in questo caso ricoperta da neve fresca. Il sole che ci ha accompagnato per tutta la durata del tour illumina quel groviglio di tornanti che fanno scendere verso Spluga, con il nostro convoglio compatto, rumoroso e incredibilmente variegato per marchi e modelli.










Terminiamo a Sufers, ancora una volta sulle sponde di un lago, ancora una volta con un sorriso in volto. È incredibile come sia possibile ingurgitare tanti chilometri e tante curve senza neppure rendersene conto. Il divertimento alla guida in queste condizioni non fa sentire il trascorrere del tempo e mentre collezioni immagini e momenti hai anche stretto nuove amicizie, il che è un valore aggiunto che da sempre contraddistingue queste fughe alpine. La drammaticità della montagna, l’incertezza del meteo e il fatto di emozionarsi di fronte al rombo di un motore sono ciò che mette in archivio un’altra edizione dell’Alpine Grand Prix. Ma c’è una cosa che – come sempre – conferma come non esista fatica o sacrificio che non possa essere compiuto nel nome di tutto questo: i partecipanti. Perché sono l’assoluto motore e il carburante stesso di una macchina che profuma di passione. Una passione che con questi presupposti non si fermerà mai.





