Fuga Solitaria In Ferrari Sulle Strade Della Targa Florio
A cura di Andrea Albertazzi
Ho sempre subìto il fascino indescrivibile delle competizioni. Quel mondo fatto di tempi sul giro, ma anche di sfide su strade che è possibile percorrere con la propria auto in un giorno qualsiasi. Mille Miglia, Carrera Panamericana e soprattutto Targa Florio. Dico soprattutto perché dopo aver avuto la fortuna di guidare su alcune tra le più belle strade esistenti al mondo, la Sicilia è la terra che più di ogni altra è stata in grado di dispensare emozioni forti. Prima ti accoglie come un amico d’infanzia che non vedi da tempo, ti coccola con cibo squisito e con l’accoglienza locale che sarà uno degli aspetti che più ti mancheranno una volta tornato a casa, sulla cosiddetta terraferma. Poi spalanca le porte e ti fa immergere in giornate di guida baciate dal caldo sole mediterraneo. Il riflesso sulle cristalline acque del mare accompagna ogni chilometro e mentre ti rendi conto che non bisogna volare dall’altro capo del mondo per trovare un paradiso in terra, scrivi le pagine più emozionanti della tua vita da romantico automobilista legato alle tradizioni.
Questi sono solo alcuni tra i molti motivi che nel 2009 mi hanno finalmente convinto a tornare in Sicilia per l’ennesima volta. La differenza è che l’ho fatto imbarcando una delle mie auto preferite, la Ferrari F512 M di mio padre, l’ultima incarnazione della mitica Testarossa. Un’evoluzione più moderna di un mito intramontabile, una regina indiscussa nel panorama delle gran turismo e quindi compagna ideale per una settimana che sarebbe stata del tutto dedicata al più puro divertimento, capitato peraltro in un periodo in cui alcuni drammi familiari avevano prosciugato parecchio il mio benessere psicofisico. Alcuni dicono che in certi momenti i pianeti si allineino, che sia l’incontro di determinati fattori. Sicilia e Ferrari sono un binomio pazzesco, figuriamoci se con me potevano mancare decine – ma che dico, di più – di fogli, mappe e appunti che mi avrebbero portato a guidare lungo le leggendarie strade della Targa Florio.

Dopo aver scaricato la Ferrari dalla nave sono subito corso a Cerda, caratteristica location in cui ho fissato l’inizio e l’epilogo della mia avventura, rigorosamente in solitaria. Non volevo nessun tipo di distrazione, non sarei stato un turista questa volta, ma soltanto un appassionato a caccia di curve. E le Madonie hanno risposto come immaginavo. Pochi minuti dopo mi trovavo già sulla SS120 in direzione di Caltavuturo, scoprendo un lato che rende la Sicilia una delle regioni d’Italia più variegate, unendo mare a montagne nel giro di pochissimi chilometri. È incredibile come ogni curva sembri disegnata per essere percorsa con un’auto sportiva e ogni piccolo paese mantenga un fascino d’altri tempi, a partire dai muri della case, passando per le insegne delle botteghe sino alle persone che trascorrono le ore più calde del pomeriggio all’ombra di qualche ombrellone con una birra ghiacciata in mano e un sorriso in volto.
Ti senti in un altro mondo, con le montagne che celano il mare ormai nascosto oltre l’orizzonte e mentre il 12 cilindri riempie l’etere, il gioco tra mani e piedi di cambio e frizione accentua un’esperienza che si sta già scolpendo nel mio cuore. Il continuo saliscendi è reso ancora più speciale dalla quasi totale assenza di traffico, ma l’andatura viene tenuta a freno perché la strada non è in condizioni perfette. In alcuni tratti devo addirittura innestare la prima, mentre poco fuori Scillato sono costretto a fermarmi del tutto e scendere per assicurarmi che una enorme buca nel terreno non rovini la festa. La Sicilia ha una natura selvaggia, domata da un cavallino rampante che disegna le curve tra Castelbuono e Acquanuova, senza dubbio tra le più impegnative del mio tour solitario. Al termine della settimana e dopo aver consumato un numero indefinito di litri di benzina e di analcolici al kiwi, ho lasciato l’ultimo giorno per processare tutto quanto vissuto prima di fare rientro verso casa. So che tornerò presto, esigo farlo, la F512 M è pronta, ma potrei anche decidere di rendere il tutto ancora più romantico e organizzare il viaggio con una spider d’epoca. Chissà. Comunque vada, questa è magia.
