Lancia Zagato Hyena | Il Controverso Predatore
Testo Carlo Brema / Foto Girardo & Co
Se prendete un attimo in mano la classifica delle auto senza mezze misure, quelle che si possono soltanto odiare o amare, la Hyena è molto probabilmente in cima alla lista. Se siamo infatti abituati a come il design di Zagato sia sempre stato inconfondibile e unico, a tal punto da riuscire a dividere nettamente di fronte ad un modello così controverso e che ancora oggi, dopo ben oltre 30 anni è in grado di lasciare a bocca spalancata, questa singolare Lancia assume un fascino capace di aumentare di pari passo con il trascorrere degli anni. È la rappresentazione dell’azzardo di un estro stilistico che non si è mai posto confini e che ha sempre delineato una propria strada, quella fatta di morbide curve, forme portate all’estremo in termini di dimensioni e di abbinamenti abili nel coniugare linguaggi apparentemente agli antipodi su un unico modello.

Ok, del resto la bellezza è negli occhi di chi guarda, ma più la osservi e più ti rendi conto che la Hyena sia un oggetto ingiustamente trascurato dai libri di storia e troppo spesso relegata ad essere definita come automobile strana, proprio per quel design, tratto distintivo che la rende capace di spiccare nel piattume automotive. Ne furono costruiti appena 25 esemplari (a discapito dei 75 previsti) con in mente la realizzazione di una piccola compatta coupé con soli due posti che fosse capace di offrire ad una clientela esigente una sportiva di razza che non aveva problemi a prendere le qualità dinamiche della leggendaria Lancia Delta Integrale Evo 1 e spostare l’asticella oltre. L’obiettivo era quello di dare forma ad una coupé stradale dal forte legame racing e questo lo si evince in particolar modo grazie ad un notevole alleggerimento. L’ampio utilizzo di fibra di carbonio, l’eliminazione delle portiere e soprattutto dei sedili posteriori (fatta eccezione del modello in foto, ndr) la rendevano un oggetto ancora più desiderabile, ma il contrasto tra le linee pulite e lo spirito racing evidenziato da una plancia totalmente rivisitata era il preludio per qualcosa di più.




La Hyena gioca d’anticipo e introduce la trazione integrale in un segmento alto di gamma, bilanciando prestazioni e guidabilità in maniera impeccabile. Non più una compatta sportiva, ma una sportiva di classe dotata di un gusto estetico ricercato e che trasuda Zagato da ogni poro, soprattutto al posteriore che come da tradizione è spiovente e peraltro privo di baule. Le differenze prestazionali rispetto alla Delta sono dovute alla differenza di peso, proprio perché Zagato non interviene sul propulsore, ma limando circa 200 kg di massa, fermando così l’ago della bilancia a circa 1.150 chilogrammi. Alla guida la Hyena è più rigida, ma anche più agile e la confidenza che instaura con il proprio guidatore è ben presto ripagata con un coinvolgimento che conduce ad un approccio puramente racing. Aspetto enfatizzato dall’accompagnamento musicale di una colonna sonora reminiscente delle Gruppo A. L’abitacolo viene invaso e il cuore comincia a battere forte.

Il 4 cilindri turbocompresso da 2-litri eroga 210 cavalli, ma se avete mai guidato una Delta Integrale o anche solo avuto la fortuna di trovarvi a bordo, sapete bene che si tratti di un numero che non rende giustizia alla violenza con la quale l’auto sia capace di muoversi tra le curve. Forte di una trazione integrale che sfrutta appieno la riserva di potenza e una coppia di 304 Nm a 3.500 giri, la Hyena rende tutto più teatrale e mentre ci si trova abbracciati dai sedili sportivi, la profusione di carbonio che si para di fronte agli occhi di guidatore e passeggero ricordano quanto la vettura sia stata pensata per una clientela spiccatamente sportiva, proprio in linea con la filosofia che da sempre contraddistingue Zagato.


Se a questo punto vi state ancora domandando il perché sulla scelta del nome, le delucidazioni arrivano dallo stesso Andrea Zagato, il quale insieme al padre Elio ed all’imprenditore olandese Paul Koot, furono proprio gli artefici dell’ideazione di questo modello che visto di profilo ricordava il feroce predatore e la sua particolare conformazione fisica che vede gli arti anteriori sviluppati quanto quelli posteriori. Questa peculiarità garantisce infatti agilità e forza, esattamente come nel caso della vettura. Sempre riguardo al Signor Koot, presso la sua azienda Lusso Service Holland era inoltre possibile potenziare di 40 cavalli il propulsore della Hyena, ma fidatevi quando vi dico che non ce n’era davvero bisogno.

Abbandonato il progetto di una maggiore produzione, ciò che rimane della Zagato Hyena è un oggetto fuori dal tempo, capace di anticipare la volontà di equipaggiare un’auto sportiva e di prestigio con la trazione integrale – la Bugatti EB110 arrivò soltanto cinque anni più tardi – offrendo così un’esperienza di guida ancora più entusiasmante. Analizzandola oggi ci si rende conto di quanto Zagato sia stato ancora una volta in grado di osare e pensare fuori dagli schemi, di farlo in grande e soprattutto di abbinare l’eleganza di un’estetica che sebbene possa dividere rappresenta la massima espressione della pulizia aerodinamica ad un abitacolo che – esclusi i comodissimi sedili – è stato spogliato di tutto e immerso nel carbonio. Al volante si provano molte emozioni, spesso contrastanti. Quella che permea ogni chilometro percorso e sulla quale non si hanno dubbi è quanto ci si senta incredibilmente fortunati nel poter guidare qualcosa di così speciale.


