Renault Symbioz | Test Drive
Testo Tommaso Mogge / Foto Bartolomeo Lazzarini
La regola è incredibilmente semplice. Le crossover si vendono come il pane di primo mattino, per cui è meglio fare in modo che i propri clienti abbiamo l’imbarazzo della scelta, piuttosto che volgere lo sguardo alla concorrenza alla ricerca della variante che guarda caso mancava. Deve essere quello che ha pensato Renault quando ha introdotto la Symbioz, ovvero il milionesimo modello che ad un’analisi più approfondita ha senso di esistere nell’affollato listino del brand francese, ormai definitivamente a suo agio ad un livello superiore di posizionamento.

In questo specifico caso si parte dalla nuova Captur, declinandone piattaforma e abitacolo per poi disporre di una zona posteriore più lunga e rassomigliante alle canoniche tratte degli SUV. C’è da dire che la Symbioz mantiene saggiamente le dimensioni generali della sorella che potremmo definire minore (la Captur appunto), confermandosi quindi un’ottima e agile soluzione nel traffico urbano. Ci sono quattro porte e cinque posti, con quelli posteriori anche piuttosto comodi. Per quanto riguarda il vano bagagli trovano spazio oggetti per 492 litri (o 1.582 a divani posteriori abbattuti), con anche un doppiofondo, utile per stivare qualche oggetto extra. A differenza della Captur che è disponibile con motorizzazioni benzina, hybrid o addirittura GPL, la Symbioz arriva per il momento soltanto in versione Full Hybrid, spinta nel nostro caso da un benzina da 1.6-litri e abbinato a due propulsori elettrici: uno che aiuta l’asse anteriore – quello di trazione – e uno per il cambio robotizzato.




Da un punto di vista meramente estetico la Symbioz è fresca e porta con sé tutti gli stilemi cari al percorso Renault contemporaneo, con una presenza su strada invigorita da un frontale massiccio e da un profilo laterale che gode di ampi cerchi da 19 pollici. Come detto, non ci sono grandi sorprese all’interno e quindi ritroviamo un abitacolo ergonomico, con numerosi vani portaoggetti, una pratica leva del cambio posizionata sul tunnel centrale che non affolla eccessivamente la zona destra del piantone del volante e due display digitali, quello configurabile per la strumentazione e quello touch da 10,4”, che gode di un’impeccabile connettività con smartphone e mappe Google per una navigazione sempre precisa e puntuale.






La Symbioz è una vettura pensata per la praticità. Le diverse modalità di guida si focalizzano sul risparmio di carburante (Eco) o su una più pronta reazione dell’acceleratore (Sport) senza però mai attribuirsi velleità prestazionali. Del resto, la trasmissione asseconda una guida più rilassata e che si può avvalere anche della guida in Brake mode, così da ricaricare intelligentemente le batterie agli ioni di litio e percorrere qualche chilometro a emissioni zero. Nel complesso l’esperienza di guida è analoga a quella della Captur, ovvero rilassante e l’autonomia sorprende perché consente di percorrere quasi 1.000 km con un pieno di benzina, il che non fa altro che ricordare quanto l’ibrido possa essere incredibilmente più comodo del full electric, ma anche di un tradizionale diesel. I prezzi della Symbioz partono da circa €28.000, ovvero €4.000 in più della Captur entry-level. Poi – come sempre – si sale in un attimo, spuntando le motorizzazioni con maggiore cavalleria e l’allestimento più ricco. Ma nel quadro generale delle cose, la Symbioz è un’alternativa più economica e compatta dell’eccezionale Austral, tutt’oggi uno dei modelli che reputo fondamentali per il brand.

